LA MIA CASA DI MONTALBANO Costanza DiQuattro

Io e il nonno di fronte a questo mare in lunghissimi silenzi o in sincere confessioni intervallate da retate improvvise di parenti vari, ci siamo detti e raccontati più di quanto io stessa riesca a ricordare.

montalbanoUn pomeriggio d’estate del 2010, dato che alloggiavamo a Scicli, decisi di portare i miei figli, allora piccoli, a sicca, come viene chiamata dai locali Puntasecca, quel piccolo borgo marinaro siciliano, frazione di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa, divenuto famoso per quella che milioni di persone ormai conoscono come la casa di Montalbano.

Faceva caldo. Ad accoglierci un mare che gareggiava con il cielo, rubandogli tutte le possibili tonalità del blu. Ammirata, di fronte quella casa rimasi un intero pomeriggio, domandandomi a chi potesse appartenere, quale storia potesse custodire le sue mura, in una realtà oltre la finzione.

Qualche giorno fa, esattamente il 23 giugno, presso la Piazzetta della Torre antistante la casa di Montalbano, a Puntasecca, è stato presentato il libro di Costanza DiQuattro, La mia casa di Montalbano, edito da Baldini+Castoldi, collana Le Boe. Si tratta di una biografia, dal tono evocativo, attraverso la quale l’autrice ripercorre gli anni vissuti durante la villeggiatura a casa dei nonni, in quella stessa casa che funge da residenza privata del Commissario Salvo Montalbano che, nell’invenzione scenica del grande Andrea Camilleri, è diventata la casa di Vigata.

In un passato non tanto remoto, quella stessa casa era per Costanza DiQuattro il luogo felice dove trascorrere le vacanze dai nonni, con i genitori e la sorella Vicky, mentre la routine quotidiana veniva filtrata dalla piena felicità data da una vita semplice fatta di pesca dei ricci, i bagni, i tramonti arti dal sole, le visite che si susseguivano in una giostra alternata di parenti, amici e personaggi illustri, quali Gesualdo Bufalino ed Elvira Sellerio.

Come afferma il regista Alberto Sironi, che dalla fine degli anni novanta dirige le puntate della famosa fiction RAI Il commissario Montalbano, “questo libro parla di quanta gioia abbia portato questa casa nell’animo di Costanza”. Una gioia tuttavia difficile da spiegare, perché per essere pienamente compresa andrebbe vissuta, eppure il lettore più attento si sentirà partecipe di tutta quella felicità che Costanza DiQuattro riesce a rievocare, con parole che spesso risuonano forti e incise:

Per il resto la giornata, salvo imprevisti, andava avanti così, tra bagni, polpette, sonnellini imposti e tramonti africani. I giorni si accavallavano ai giorni in un susseguirsi, a volte confuso altre volte nitido, di pacifica routine. Gesti ripetuti, orari rispettati, perfino le risate risuonavano sempre sulle stesse battute, sugli stessi argomenti, sulle storie del passato raccontate con meticolosa puntualità.

Durante la narrazione, i ricordi si fanno a tratti dolorosi e infine mesti là dove impregnati di quella nostalgica malinconia che travolge tutte le vicende legate a un’infanzia intrisa di una festosa spensieratezza, ormai capace di tornare a rivive solo nei ricordi di bambina dell’autrice. Ma si fa ancora più doloroso quando entra in gioco la perdita dei luoghi, avvenuta nel momento in cui venne deciso prima dal padre e, attraverso una scelta difficile, dal nonno, di cedere la casa al set televisivo del commissario Montalbano.

Di fatto questo fantomatico Montalbano era venuto e mi aveva rubato la casa, che non è un involucro di muri sul mare ma uno scrigno di ricordi che non ho avuto il tempo d’impacchettare e portare via.

Nella descrizione della casa e delle varie vicende familiari, l’autrice trascina il lettore nell’anima pulsante di una Sicilia ritualizzata da tutti quegli elementi che solo un siciliano riconosce nel senso e nel suo valore più profondo, perché tramandati di famiglia in famiglia, da generazione in generazione, quindi il bisogno del mare, che in un siciliano diviene assoluta necessità, l’amore indiscusso per la famiglia, i tramonti arsi dal sole cocente di Sicilia, i riposini pomeridiani, obbligo durante le lunghe giornate estive, le visite dei parenti e amici con il tradizionale pezzo duro (detto anche scumuni) da servire durante l’occasione. Ecco, in parte tutto ciò è Sicilia.

Quindi quella di Costanza DiQuattro una biografia evocativa e coinvolgente dal retrogusto dolce-amaro, che restituisce vita a una casa che “prima era mia e poi di tutti”.

Fu un attimo.

La porta si chiuse alle spalle e io ebbi la sensazione che nessuno l’avrebbe aperta mai più.

Per molti anni il ricordo di quella casa rimase sopito e a tratti lacerante.

Oggi la casa di Puntasecca, oltre a essere il set televisivo del commissario Montalbano, è anche un B&B, ma se vi recherete a visitarla, così come fu per me, vi basterà un’occhiata per comprende quanta serenità si percepisce tra quelle mura, impregnate di tutta quella gioia che solo l’amore di chi ci ha abitato e  le risate spensierate di due bambine che scendono leste le scale per raggiungere il mare, sanno dare a un luogo che sarà per sempre una casa dove aleggia la presenza rumorosa del nonno e quella elegante e pacifica della nonna. Una casa che si affaccia sul mare con uno sguardo imperturbabile e sornione, sorridente ed eternamente malinconico.

QUARTA DI COPERTINA

Sicilia, primi anni Novanta, una casa sul mare. La terrazza brulica di avventori accaldati, brocche di caffè freddo e aranciata presidiano la tavola, e i bambini seminano la sabbia sul pavimento. Tra loro, anche l’autrice, Costanza, che a tinte lievi e imbevute d’infanzia ripercorre la vita dentro e fuori le stanze della casa di villeggiatura di famiglia, prima che quelle facessero spazio al set televisivo ispirato ai romanzi più amati di Andrea Camilleri. In un valzer di ricordi, tra ospiti illustri, le corse ai ricci di mare e il confine impaziente tra l’inverno e l’estate, “La mia casa di Montalbano” regala personaggi insieme unici e veri: a cominciare dal nonno, chino sul pianoforte o in un baciamano, e dalla nonna, con la sua grazia decisa e i prendisole fiorati. Eppure, tutto non può che cambiare quando Punta Secca rinasce nella fittizia Vigata, il vecchio soggiorno in una camera da letto, e l’uomo di casa in un commissario di polizia: Salvo Montalbano. Una biografia corale e agrodolce che restituisce rughe, vita e passato a una casa che «prima era mia e poi di tutti» e ormai entrata, per rimanervi, nell’immaginario collettivo nazionale.

 

Chi è COSTANZA DIQUATTRO

Costanza DiQuattro (Ragusa, 1986), laureata in Lettere Moderne all’Università di Catania, dal 2008 si occupa attivamente del Teatro Donnafugata, teatro di famiglia restituito alla fruizione del pubblico dopo sei anni di restauri, e nel 2010 ne assume la Direzione artistica con la sorella Vicky, dando inizio a importanti collaborazioni artistiche con prestigiosi teatri nazionali e compagnie teatrali di fama. Parallelamente alle stagioni di prosa, di musica classica e di teatro per bambini, coadiuvata da uno staff tutto al femminile, si apre alla organizzazione di festival e mostre.

Ha collaborato con <<Il Foglio>> e poi con alcune testate online siciliane. Il suo campo di scrittura spazia dalla critica sociale al costume, dal mondo della cultura a quello più strettamente legato al teatro.

 

DETTAGLI

Autore: Costanza DiQuattro

Editore: Baldini+Castoldi

Collana: Le Boe

Data uscita: 20 giugno 2019

Formato: Brossura, illustrat

EAN: 9788893881944

Listino: € 15,00

Pagine: 122

 

INTO THE READ SUMMER EDITION… 10 letture per un’estate

Non c’è stagione di lettura migliore dell’estate, le giornate si allungano permettendoci di sfruttarle al meglio.

E non importa se preferite stare sdraiati in spiaggia o parcheggiati di fronte a un condizionatore d’aria, o semplicemente seduti sotto un portico in una casa di montagna, tutto può essere accompagnato da una lettura.

Quindi vi presento la lista di libri che Into The Read ha selezionato per quest’estate.

Voi cosa preferite leggere? Fatemi sapere nei commenti!

 

respiro

Respiro

Chiang Ted

Frassinelli

Prezzo: € 18,50

ISBN: 9788893420563

Pubblicato nel 2019

Pagine: 352

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L’universo ha avuto origine da un immenso respiro trattenuto. Perché non si sa, ma quale che ne sia stato il motivo, mi fa davvero piacere sia andata così, se sono vivo lo devo infatti a quel fenomeno. Tutti i miei desideri e le mie riflessioni non sono altro che vortici d’aria generati dalla successiva e graduale espirazione dell’universo. E finché questa grande espirazione non avrà termine, i miei pensieri continueranno a vivere.

Nel racconto che dà il nome alla raccolta, il protagonista è uno scienziato che fa una scoperta impossibile sulla propria esistenza. E chiude proprio con un’esortazione che contiene la poetica dell’autore: «Anche se quando mi leggerai, esploratore, io sarò morto da tempo, mi congedo adesso rivolgendoti un invito: contempla la meraviglia che è l’esistenza e rallegrati di poterlo fare. Mi sento in diritto di dirtelo. Mentre scrivo queste parole, infatti, io sto facendo lo stesso.» In questo uso della fantascienza come contenitore dei sentimenti e dei pensieri umani, Chiang è degno erede di Philip K. Dick. Nelle altre otto storie che compongono la raccolta ci sono sempre personaggi fuori dall’ordinario, che sperimentano la vita in dimensioni diverse dalla nostra. Come nel Mercante e il portale dell’alchimista, il racconto che apre la raccolta, in cui un varco temporale costringe un venditore di stoffe nell’antica Baghdad a fare i conti con i propri errori e gli offre il modo di rimediare.

Come in tutte le sue opere, Chiang sfiora la fantascienza immaginando mondi diversi, intelligenze artificiali, forse viaggi nel tempo (sicuramente nella memoria), e in realtà mette sul tavolo temi umanissimi: il valore della vita, l’ineluttabilità, la paura e il dolore della morte, la necessità della memoria, la ricchezza salvifica del sapere, e volere, comunicare.

la perfezioneLa perfezione

Raul Montanari

Baldini+Castoldi

Prezzo: € 15,00

ISBN: 9788893881951

Pubblicato nel 2019

Pagine: 124

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«Lui non aveva paura della morte, non aveva paura di niente.» Lui è Willy l’Olandese, un vecchio killer implacabile. Un gigante silenzioso e in apparenza indifferente a tutto come un dio nordico. Quando arriva nella valle presso il grande lago del Norditalia che ogni anno è la sua meta estiva, in una pensione dove fa da cameriera la bella Adriana, non sa di avere appuntamento con il destino. Il telefono ha squillato in una casa a pochi chilometri da lì e un altro killer, un trentenne sfigurato al volto da un remoto incidente d’auto, ha ricevuto l’incarico di ucciderlo. Tutta la storia si svolge nell’arco di 24 ore, ma la tensione monta capitolo dopo capitolo nell’attesa del momento fatale: lo scontro fra due killer professionisti, due terribili macchine di morte. E tra loro l’inquietudine di Adriana, che senza saperlo ne deciderà le sorti. Tutt’intorno uno scenario affascinante: un piccolo paese rivierasco, le acque buie del grande lago, e una valle profonda, percorsa da un torrente gelido. Un paesaggio che sta per essere contaminato dall’approssimarsi del Male. Con rara potenza, Montanari ci restituisce il clima feroce e geometrico di Durrenmatt e del grande noir americano immergendoli nel contesto della provincia italiana, fino a creare un contrasto sorprendente e irresistibile.

 

nella notteNella Notte

Concita De Gregorio

Feltrinelli

Prezzo: € 16,50

ISBN: 9788807033414

Pubblicato nel 2019

Pagine: 240

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Nora è una ragazza brillante, appassionata al racconto della realtà e allo studio della politica. La sua tesi di dottorato, Nella notte, è un’indagine sulle ore durante le quali l’elezione a presidente della Repubblica di Onofrio Pegolani, data per certa dagli analisti e dalla maggioranza dei parlamentari, è sfumata senza un apparente perché. È proprio grazie alla qualità della sua tesi che Nora viene convocata dal suo relatore, il professor Atzeni, che le offre un impiego di prestigio in un centro studi di Roma: dovrà raccogliere e archiviare informazioni riservate da vendere al miglior offerente, alimentando un sottobosco di ricatti e giochi di potere.  Nora è pronta a rifiutare la proposta ma in quegli stessi luoghi ritrova Alice, la sua migliore amica degli anni del liceo: bellissima, a tratti cinica, molto abile nelle relazioni. Le due ragazze sono sempre state affascinate dalle reciproche diversità, il loro legame si riscopre intatto dopo anni di lontananza. Negli archivi del centro studi, Nora si imbatte in un fascicolo inaspettato: un capitolo inedito della sua tesi, espunto per volontà del professore e incentrato su un delitto scoperto la stessa notte in cui la carriera di Pegolani si è conclusa e il Partito dei Giusti, del quale era uno degli esponenti più prestigiosi, è caduto in una crisi irreversibile. Che cosa ci fa quel capitolo, in quell’archivio? Perché Atzeni ha deciso di non renderlo pubblico, consegnandolo invece a un organismo specializzato in ricerca di informazioni sensibili? A Nora non resta che tentare di scoprirlo, tornando a indagare. Una doppia indagine: su di sé, sulla vera natura delle relazioni di potere. Muovendosi tra la cronaca politica, descritta nei suoi retroscena con rara minuzia e penetrazione, e il ritratto di due giovani donne, Concita De Gregorio offre al lettore un’autentica anatomia del potere, analizzandone con spietata lucidità e passione antiche e nuove consuetudini: dalla corruzione endemica alla manipolazione sistematica delle informazioni, alle distorsioni alimentate dai nuovi media. Il confine fra verità e menzogna si nasconde e si riflette in un gioco di specchi. Un racconto che muove da trent’anni di conoscenza diretta di un mondo di cui l’autrice rivela gli snodi profondi.

 

notte aNotte a Caracas

Karina Sainz Borgo

Einaudi Stile Libero Big

Prezzo: € 17,00

ISBN: 9788806241780

Pubblicato nel 2019

Pagine: 136

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In una terra meravigliosa che prima della recessione era la più ricca del subcontinente americano e che ora è dilaniata dalla corruzione, dalla criminalità e dalla repressione di qualsiasi voce discorde, Adelaida cerca solo di sopravvivere. Ma un giorno, di ritorno a casa, la chiave non gira più nella serratura: il suo appartamento è stato sequestrato. Un commando di militari, in seguito alle sue proteste, le spacca tutti i piatti davanti agli occhi, le strappa i libri, poi la tramortisce con il calcio di un fucile. Quando riprende i sensi, Adelaida si rifugia dalla vicina, Aurora Peralta, la cui porta è miracolosamente aperta, ma la trova stesa a terra, priva di vita. Ormai sola, non le resta che impossessarsi della sua grigia identità, indossarne il guardaroba antiquato, e grazie alla sua cittadinanza spagnola cercare di lasciare il Paese.

 

l'altraL’altra Grace

Margaret Atwood

Ponte Alle Grazie

Prezzo: € 20,00y

Pubblicato nel 2017

ISBN: 9788868337377

Pagine: 576

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Nel 1843 il Canada è sconvolto da un atroce fatto di cronaca nera: l’omicidio del ricco possidente Thomas Kinnear e della sua amante, la governante Nancy Montgomery. Imputata insieme a un altro servo, la sedicenne Grace Marks viene spedita in carcere e, sospettata di insanità mentale, in manicomio. A lungo oggetto dei giudizi contrastanti dell’opinione pubblica – propensa a vedere in lei ora una santa, ora una carnefice -la protagonista di questo romanzo può finalmente raccontare la propria vita al giovane dottore Simon Jordan. Convinto di mettere le proprie conoscenze al servizio della verità sul caso, e al tempo stesso contribuire al progresso della scienza psicologica, Jordan non potrà fare a meno di restare ammaliato da questa personalità complessa e inafferrabile. Il dialogo che si instaura tra i due si trasforma nel ritratto psicologico di una persona due volte vittima del sistema sociale – in quanto povera e in quanto donna – e assurge a denuncia delle enormi contraddizioni di una società maschilista e tormentata da conflitti interni perché incapace di accettare l'”altro”.

 

karmaKarma City

Massimo Bisotti

HarperCollins Italia

Prezzo: € 18,00

Pubblicato nel 2019

ISBN: 9788869055072

Pagine: 422

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Cosa faremmo se ci venisse offerta l’opportunità di cambiare vita, di ripartire da zero? Amanda, Mary Jane, Sarah, Joy, Robin, Yuki, Zac e Sasha hanno tra i venticinque e i quarant’anni e ognuno di loro ha una sua storia particolare. Zac ha una discoteca di successo e gli è appena stata diagnosticata una brutta malattia. Amanda è una milionaria famosa sui social ma sente di aver costruito solo rapporti superficiali. Sasha è un tatuatore che fa anche il ghost writer, soffre per i mancati riconoscimenti e di notte va a disegnare meravigliosi graffi ti sui muri della sua città. Mary Jane è una scrittrice che ha perso l’ispirazione e non riesce a trovare l’amore… Tutti e otto sono accomunati da una cosa: sono insoddisfatti della loro vita. Per questo accettano la proposta, che viene da uno psicologo conosciuto online, di abbandonare la loro esistenza quotidiana e trasferirsi su un’isola bellissima e appartata che possa offrire loro la possibilità di ricominciare. Qui, assieme ad altri giovani, potranno vivere un nuovo inizio in un luogo capace di riportare l’anima in contatto con la sua parte più vera. Passano i mesi, si creano legami, amori, amicizie. Ma qualche tensione comincia a scuotere il gruppo. È possibile che non sia tutto perfetto come sembra? Forse il sogno di un luogo ideale è soltanto un’illusione…

A due anni e mezzo di distanza dal precedente romanzo, Massimo Bisotti torna con un nuovo straordinario libro capace, con il suo stile inconfondibile, di raccontare il mondo di oggi e quanto di unico è nascosto nelle profondità del cuore umano. Bisotti scende negli abissi delle nostre emozioni, e, con Karma City, restituisce ai lettori l’amore, il dolore, la debolezza e la forza degli esseri umani, con una scrittura che in ogni pagina colpisce la mente e il cuore

 

dentroDentro soffia il vento

Francesca Diotallevi

Neri Pozza

Prezzo: € 16,00

Pubblicato nel 2016

ISBN: 9788854512368

Pagine: 222

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In un avvallamento tra due montagne della Val d’Aosta, al tempo della Grande Guerra, sorge il borgo di Saint Rhémy: un piccolo gruppo di case affastellate le une sulle altre, in mezzo alle quali spunta uno sparuto campanile. Al calare della sera, da una di quelle case, con il volto opportunamente protetto dall’oscurità, qualche “anima pia” esce a volte per avventurarsi nel bosco e andare a bussare alla porta di un capanno dove vive Fiamma, una ragazza dai capelli così rossi che sembrano guizzare come lingue di fuoco in un camino. Come faceva sua madre quand’era ancora in vita, Fiamma prepara decotti per curare ogni malanno: asma, reumatismi, cattiva digestione, insonnia, infezioni… Infusi d’erbe che, in bocca alla gente del borgo diventano “pozioni” approntate da una “strega” che ha venduto l’anima al diavolo. Così, mentre al calare delle ombre gli abitanti di Saint Rhémy compaiono furtivi alla sua porta, alla luce del sole si segnano al passaggio della ragazza ed evitano persino di guardarla negli occhi. Il piccolo e inospitale capanno e il bosco sono perciò l’unica realtà che Fiamma conosce, l’unico luogo in cui si sente al sicuro. La solitudine, però, a volte le pesa addosso come un macigno, soprattutto da quando Raphael Rosset se n’è andato. Era inaspettatamente comparso un giorno al suo cospetto, Raphael, quando era ancora un bambino sparuto, con una folta matassa di capelli biondi come il grano e una spruzzata di lentiggini sul naso a patata. Le aveva parlato normalmente, come si fa tra ragazzi ed era diventato col tempo il suo migliore e unico amico. Poi, a ventuno anni, in un giorno di sole era partito per la guerra con il sorriso stampato sul volto e la penna di corvo ben lucida sul cappello, e non era più tornato. Ora, ogni sera alla stessa ora, Fiamma si spinge al limitare del bosco, fino alla fattoria dei Rosset. Prima di scomparire inghiottita dal buio della notte, se ne sta a guardare a lungo la casa dove, in preda ai sensi di colpa per non essere andato lui in guerra, si aggira sconsolato Yann, il fratello zoppo di Raphaël… il fratello che la odia. Ritornando su un tema caro alla letteratura di ogni tempo – l’amore che dissolve il rapporto tra una comunità e il suo capro espiatorio – Francesca Diotallevi costruisce un romanzo che sorprende per la maturità della scrittura e la solidità della trama, un’opera che annuncia un nuovo talento della narrativa italiana. Romanzo vincitore della Sezione Giovani del «Premio Neri Pozza – Fondazione Pini – Circolo dei Lettori». «Questa giovane autrice ha un prodigioso senso del racconto». Sandra Petrignani «Una scrittura tersa, misurata, di grande mestiere. Un’opera di sicuro talento». Romana Petri «L’ambientazione così remota, così radicale; la scrittura asciutta ed essenziale, la capacità di creare un’aspettativa, invogliando il lettore ad andare avanti… sono le qualità salienti di questo sorprendente romanzo». Francesco Durante

 

notreNotre-Dame

Ken Follett

Mondadori

Prezzo: € 9,00

Data Uscita: 2 luglio 2019

ISBN: 9788804719953

Pagine: 84

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“L’immagine di Notre-Dame in fiamme mi ha stupefatto e sconvolto nel profondo. Un bene di inestimabile valore stava morendo davanti ai nostri occhi. È stato spaventoso come se il suolo avesse cominciato a tremare sotto i nostri piedi”. Così si esprime il grande scrittore all’indomani del tragico incendio che ha devastato la cattedrale di Notre-Dame la sera del 15 aprile 2019. Nel suo romanzo più famoso, “I pilastri della terra”, Ken Follett aveva descritto minuziosamente il rogo della cattedrale di Kingsbridge, come fosse una premonizione di quanto è accaduto a Parigi. In quel romanzo migliaia di uomini e donne erano giunti da diversi paesi per aiutare a ricostruire la cattedrale. Con questo breve scritto Ken Follett ha deciso di rendere omaggio a Notre-Dame, devolvendo i proventi alla Fondation du Patrimoine, raccontando come si è sentito quando ha assistito a questo disastro, e ripercorre i momenti storici salienti della vita della grande cattedrale che nei secoli ha esercitato una fascinazione universale, dalla sua costruzione durata quasi un secolo, all’influenza che ha avuto sul genio narrativo di Victor Hugo.

 

scrittoriLa vita segreta degli scrittori

Guillaume Musso

La nave di Teseo

Prezzo: € 19,00

Pubblicato nel 2019

ISBN: 9788893448819

Pagine: 275

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Nel 1999, dopo aver pubblicato tre romanzi di culto, il celebre scrittore Nathan Fawles annuncia la sua decisione di smettere di scrivere per ritirarsi a vita privata a Beaumont, un’isola selvaggia e sublime al largo delle coste mediterranee. Autunno 2018. Fawles non rilascia interviste da più di vent’anni, mentre i suoi romanzi continuano ad attirare i lettori. Mathilde Monney, una giovane giornalista svizzera, sbarca sull’isola, decisa a svelare il segreto del celebre scrittore. Lo stesso giorno, viene ritrovato sulla spiaggia il cadavere di una donna e le autorità mettono sotto sequestro l’isola, bloccando ogni partenza e ogni arrivo. Comincia allora un pericoloso faccia a faccia tra Mathilde e Nathan, in cui si scontrano verità occulte e insospettabili menzogne, e si mescolano l’amore e la paura… Un romanzo indimenticabile, un affascinante mistero letterario che si rivela soltanto quando l’autore compie l’ultima mossa del suo piano diabolico. “Un thriller elegante, che è anche un fantastico gioco letterario.” Didier Jacob, The Obs “Un meraviglioso omaggio alla letteratura, un libro che ti fa venire voglia di leggere.” Stanislas Rigot, LCI

 

viaLa via dei pianeti minori

Andrew Sean Greer

La nave di Teseo

Prezzo: € 20,00

Pubblicato nel 2019

ISBN: 9788893448680

Pagine: 395

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Nel 1965 un gruppo di astronomi si ritrova su una piccola isola del Pacifico per assistere al passaggio di una cometa. Ma quando un bambino muore durante la pioggia di meteore, la vita di tutti i presenti, e dei loro affetti, subirà un cambiamento radicale e silenzioso, che si rivelerà pienamente solo molti anni dopo. Denise, carica dei ricordi di un’infanzia molto particolare, combatte per ottenere il rispetto che merita nel suo lavoro; il suo amico Eli, sposato con una donna che adora ma impenetrabile, è sempre più attratto da Denise e dalla sua mente imprevedibile; la giovane Lydia cerca un modo per sfuggire alle ombre inquietanti che si allungano sul gruppo di scienziati. Dall’autore premio Pulitzer 2018, La via dei pianeti minori è una storia intensa che esplora le occasioni colte e quelle sfuggite, un romanzo sui nuovi amori, sui legami perduti e sulla forza invisibile che il tempo esercita sulle nostre vite.

 

Allora non mi rimane altro da fare che augurarvi buone vacanze, ma soprattutto…

…BUONA LETTURA!!!!

 

 

 

LA SOTTILE ARTE DELLA RECENSIO

Le recensioni non sono scritte per lo scrittore. Sono scritte per i lettori. Che una recensione sia favorevole o sfavorevole, è una cosa che davvero non tocca quel processo lungo, arduo e intricato attraverso il quale un romanzo prende forma. Nel corso di un singolo giorno di lavoro, uno scrittore alle prese con un romanzo compie migliaia di scelte e queste scelte sono decise da migliaia di altri fattori, eccetera. Il lavoro del recensore, non importa quanto dotato, si svolge in un’altra sfera – PHILIP ROTH

Sui social mi capita spesso di imbattermi in post dove ci si domandano se sia giusto favorire lo scrittore, proponendo solo l’aspetto positivo di una recensione perché, priva di critiche, non è una buona recensione in termini di veridicità.

Se volessimo sintetizzare il fatto, mi verrebbe da pensare che è un po’ come quando incontri qualcuno criticandolo per come è vestito, potresti semplicemente astenerti e non pensarci più. Tuttavia, la questione è certamente molto più seria e merita un maggiore approfondimento.

Intanto, partiamo dal termine RECENSIRE, il quale deriva dal verbo latino recensere e significa esaminare, passare in rassegna, riflettere.

Se facciamo una ricerca sui dizionari di lingua italiana, anche online, viene riportato più o meno: recensire, esaminare un’opera letteraria, scientifica o artistica di cui vengono analizzati gli aspetti contenutistici ed estetici.

Dovrebbe essere chiaro quello che è lo scopo di una recensione, ovviamente nello specifico mi riferisco alle recensioni libri, ma tutte le recensioni hanno lo stesso scopo, vale a dire avvicinare un potenziale fruitore, quindi il lettore, a un libro, suscitandone la curiosità, catturando così l’interesse di un potenziale acquirente, dopo che il libro è stato posto al vaglio del recensore. Che se onesto e ama fare ciò che fa NON PUÒ NON AVER LETTO CIÒ CHE SI ACCINGE A PROPORRE! Sarebbe una follia pensare di recensire un libro senza averlo letto, anche perché basta un’insidia dietro l’angolo per essere sbugiardati.

Altro scoglio da superare è la definizione etimologica del termine, che serve a definire colui o colei che recensisce e che mi sono resa conto non è poi così scontata, dato che mi è capitato di imbattermi in recensionista, il termine non trova alcuna collocazione etimologica, essendo inesistente nella lingua italiana. Si utilizza recensore, raro il femminile recensitrice o recensóra.

Tuttavia, mi rifiuto di essere un recensore e ancor di più una recensora, anche con recensitrice ho i miei problemi, è un termine cacofonico, ha un suono orribile.  Ma questo è!

Quindi stabilito ciò, il lavoro del recensore/recensitrice è un impegno di grande responsabilità, devi essere assolutamente sincero con chi ti legge e al contempo devi essere fedele a te stesso.

Certo la “recensione” si presta a varie interpretazioni, in quanto la parola viene associata al CRITICARE, che a mio avviso non deve avere necessariamente una connotazione negativa.

La lingua italiana è un dedalo infernale!

Su Into the Read il contenuto principale del blog è dedicato proprio alle recensioni, ma sin dall’inizio, da quando ho cominciato a recensire, anche sul mio vecchio blog Dentro La Quarta, ho deciso di operare una scelta ben precisa: recensire solo ciò che mi è VERAMENTE e sottolineo veramente piaciuto, senza riserva alcuna!

Non recensisco mai autori il cui lavoro non mi ha convinta, non recensisco mai autori esordienti (e anche qui ci sarebbe tanto da dire), hanno ancora molta strada davanti e non recensisco generi che non amo.

Dietro ogni libro, dentro ogni storia, in ogni pagina ci sono sogni, speranze, ambizioni, fatica e tanta convinzione e per quanto spesso sarebbe facilissimo demolire l’impegno altrui, semplicemente supero e vado avanti.

Ѐ anche vero che mi vengono proposti libri e qualche volta mi permetto di propormi tuttavia, qualora non trovassi interessante la lettura, rimanderei indietro ciò che ho ricevuto, accompagnato dalle mie scuse più sincere, oppure considererei di aver fatto un pessimo acquisto. A tutt’oggi non ho ricevuto nulla che non valesse la pena di essere recensito e nelle mie scelte non mi sono mai sbagliata, esclusa qualche rarissima eccezione. Infatti, con presunzione affermo di aver sviluppato un ottimo intuito.

Valorizzare il lavoro di un autore che merita mi gratifica, aprire e leggere un buon libro è meraviglioso, ho cominciato a dedicarmi alla lettura piuttosto presto, l’interesse è sorto alle scuole elementari, il maestro proponeva letture di una piccola della biblioteca scolastica che, se fossero piaciute, si sarebbero potute acquistare. Ho continuato a leggere regolarmente dal primo anno di scuole medie e poi l’influenza familiare in tal senso è spesso determinante. Il tempo mi ha concesso di acquisire una certa esperienza, di affinare l’intuito. Leggere è trovarsi di fronte la vita in un concentrato di esperienze possibili, per me ha spesso rappresentato un rifugio e il processo di immedesimazione ha fatto il resto.

Quindi in considerazione della responsabilità che si ha nel momento in cui si recensisce, dell’impegno che si prende prima con il lettore e poi con l’autore, per quanto riguarda Into The Read sempre e solo recensioni costruttive.

Certo mi piacerebbe leggere molto di più, ci sono molti libri che in questi anni non ho fatto in tempo a recensire, la lettura mi proietta continuamente in avanti, eppure in un modo o in un altro ve li ho segnalati.

L’atto del leggere implica un evento di significazione, che sottintende il vissuto di una cultura all’interno delle relazioni tra autore e personaggio – CARLO AUGIERI

Altra scelta operata sul mio blog è quella di evitare di leggere il primo lavoro di un autore, mi è capitato di inficiare i giudizi successivi al primo libro, stranamente le ingenuità iniziali mi sono tornate in mente con il secondo. Quindi, spesso leggo il secondo lavoro e poi magari prendo il primo. Così come non leggo mai i generi che non prediligo particolarmente, questo avrebbe un’incidenza negativa sul lavoro del suo autore, sarebbe perfettamente inutile.

Amo l’entusiasmo dei “giovani” scrittori, la solidità dei professionisti, la forza creativa delle loro ambizioni e altrettanto detesto il volere a qualunque costo distruggere il lavoro altrui, quando immotivato.

In Italia, a differenza di ciò che viene detto, si legge tanto (anche se si potrebbe leggere ancora di più) e si scrive tantissimo!

E un buon lettore riconosce, intuisce, filtra: è ben capace di operare una scelta, al di là delle parole di un recensore. Comunicargli però che quel libro non è un buon libro significa mettere in discussione tutta una serie di fattori che vanno oltre il proporre una lettura, richiedono motivazioni concrete che poggiano su conoscenze profonde e specifiche, includendo vari campi del sapere. Per stroncare un libro servono competenze, non basta un semplice non mi piace, non si tratta di una chiacchierata tra amici, soprattutto se critichi l’operato altrui pubblicamente, quindi ci vuole qualcosa di più di tante letture.

In genere, la valutazione critica di un prodotto editoriale viene operata da figure professionali ben precise, primo fra tutti il critico letterario, che è in possesso di tutti gli strumenti di ordine teorico, pratico, contenutistico, atti alla valutazione letteraria in generale e di un’opera nello specifico. Pensare di possedere le armi giuste per distruggere il lavoro altrui presentandosi in battaglia con una fionda è ridicolo, se devo criticare un’opera e quindi il suo autore mi dovrò armare di un’artiglieria talmente pensante da non destare alcun dubbio.

La letteratura ha le spalle larghe, è un campo di battaglia troppo serio per fingersi audaci!

Io non ricopro la funzione di critico letterario, né lo desidero, voglio solo che il lettore quando troverà una mia recensione potrà riconoscere tutti i punti di forza che sono stata in grado di cogliere e che fanno di buon libro un ottimo autore. Il lettore di contro, un essere senziente e capace di discernere una buona lettura, potrà comprendere il potenziale di ciò che il recensore vuole proporre, oppure semplicemente non condividerne l’entusiasmo.

Certamente ci sarà sempre chi dissente, democrazia è anche questo!

I genitori ti insegnano ad amare, ridere e correre. Ma solo entrando in contatto con i libri si scopre di avere le ali – HELEN HAYES

LA GUERRA DI ROMAIN GARY Laurent Seksik

Convinto del potere soprannaturale delle sue preghiere, adesso ogni sera, nel silenzio della sua stanza, si rivolgeva all’Eterno: “Mio Dio, Signore di Abramo, d’Isacco, di Giacobbe e di Aronne, fa’ che mio padre Arieh Kacew Cohen torni fra i suoi, che mia madre ritrovi il sorriso, che il mio destino si conformi a quello di tutti i figli, che i nostri tormenti abbiano fine e la vita torni a essere dolce. Amen.

romainUn padre non lo si può inventare, ma reinventare sì, esattamente per come lo si desidera e questo è ciò che fece uno dei più grandi scrittori del Novecento, Romain Gary, pseudonimo di Roman Kacew, di cui ci racconta in modo magistrale lo scrittore francese Laurent Seksik nel suo ultimo romanzo La guerra di Romain Gary, uscito in Italia il 30 aprile, in edizione Frassinelli.

L’autore, senza voler delineare una biografia, in un racconto romanzato, ci mostra quelle che furono le due giornate fondamentali nella vita di Roman Gary, nel periodo in cui ancora vive a Vilna, in Lituania, con la madre Nina, mettendo in evidenza le ragioni da cui scaturirono i tratti salienti, che hanno contraddistinto la sua personalità. Il libro, suddiviso in tre parti, scorre davanti agli occhi del lettore nello stesso modo in cui potrebbe scorrere un film, riportando in dietro nel tempo con le sue ambientazioni e descrizioni.

La prima parte è dedicata alla giornata del 26 gennaio 1925, mentre la seconda ci racconta il giorno successivo; l’epilogo mostra cosa accadde a Vilna e ai suoi abitanti, diciotto anni dopo.

All’inizio della narrazione Roman è un bambino di soli dieci anni, che ha subito la separazione dei genitori, con tutte quelle elaborazioni psicologiche tipiche di un bambino della sua età, infatti addolorato dalla scelta del padre di abbandonarli per rimanere con la propria amante, pensa che la colpa di tutto sia sua, pur nutrendo nel proprio cuore la speranza di una riconciliazione familiare, con il pentimento e il conseguenziale ritorno del padre.

Ma quando prenderà coscienza dell’imponderabilità degli eventi, pur amando profondamente il padre, tanto da volerlo addirittura emulare nel lavoro di pellicciaio, lascia Vilna, salvando se stesso e la madre.

Nina, la madre di Roman, è una donna apparentemente fragile: abbandonata dal marito, ha perso il figlio maggiore e gestisce un’attività sull’orlo del fallimento, eppure ha un sogno nel cassetto, lasciare la Gerusalemme della Lituania, per trasferirsi con Roman a Parigi, dove spera di svolgere con maggiore successo il suo lavoro di modista. Niente più la trattiene a Vilna.

Lei voleva vedere la luce, finalmente. Sognava di andare nel Sud della Francia, là dove, aveva letto, il sole splendeva tutto l’anno, l’inverno era mite, il cielo azzurro e il mare sempre calmo.

Prima della seconda guerra mondiale, Vilna era popolata da 60.000 ebrei, tanto da essere soprannominata la Gerusalemme del nord, la Gerusalemme della Lituania, con lo scoppio della guerra si trasformerà in uno dei maggiori ghetti nazisti, istituiti dal Terzo Reich nei territori occupati del Reichskommissariat Ostland.

E proprio durante l’occupazione nazista della Lituania, l’intera popolazione ebraica fu confinata nel centro della città di Vilna; Himmler, comandante della polizia e delle forze di sicurezza del Terzo Reich, voleva la Lituania Judenfrei, libera da ebrei. Poche migliaia di persone, tra le decine di migliaia confinate nel ghetto, sopravvissero all’Olocausto. La maggior parte di loro fu deportata nei campi di concentramento di Treblinka, Sobibor e Auschwitz.

L’ufficiale dovette convenire. Adesso, tutto era più agevole. Fine delle vie crucis sui sentieri del bosco. Basta con le pallottole, basta con le mitraglie. Si raggruppavano gli ebrei alla stazione. Si riempivano i convogli. Si chiudevano i portelloni dei carri bestiame. Il treno correva sui binari fino a destinazione.

Tutti i personaggi che animano La guerra di Romain Gary sono ben delineati, ognuno con un suo tratto caratteriale ben preciso: gli amici di Roman, i suoi genitori, gli abitanti del ghetto, tutti con un proprio bagaglio esistenziale, tutti accomunati dallo stesso destino: Yankel Grumbaum, Saša Golberg, Ethel Suszynski, il rabbino Abraham Ginzburg, Maša Weiter figlia del poeta Aron Weiter, Ephraim Shlomovitz, Hermann Freizskin.

Tutti conosceranno un destino simile, uomini, donne, bambini, vecchi, soltanto diciotto anni più tardi. Sessantamila anime sterminate. Tutto ciò che Vilna contava di ebraico.

I temi trattati nel corso della narrazione fanno di una storia passata un racconto moderno, infatti la separazione dei genitori di Roman, l’odio razziale con al centro l’antisemitismo, i pogrom, il bisogno di riscatto da una vita di miseria sono tutte tematiche purtroppo sempre attuali.

Ed è così che Laurent Seksik, con una prosa struggente, riporta in vita una pagina di storia individuale e collettiva, utilizzando un linguaggio evocativo e al contempo potente, ancor più valorizzato dalle scelte linguistiche e quindi dalla traduzione di Francesco Bruno.

E a conclusione un epilogo, a diciotto anni di distanza dalle due giornate principali, che pone fine ai destini di coloro che sfiorarono o coinvolsero direttamente la vita di Roman, mostrando chiaramente quelle che furono le sorti degli abitanti del ghetto, ma soprattutto rivelando la triste sorte a cui andrà incontro Arieh Kacew, la seconda moglie, Frida Bojarski e i due figli.

Infatti, in un dialogo con l’ufficiale in capo delle SS, Arieh Kacew palesando il proprio sollievo nell’aver saputo quella che è stata la sorte di Roman, dopo aver abbandonato il ghetto di Vilna con la madre, decreterà la sua condanna a morte:

A Vilna ho incontrato un tale che aveva avuto sue notizie da un membro del governo polacco in esilio. Quell’uomo mi ha spiegato che Roman è un soldato della Francia libera.

Lasciando Vilna, Roman riuscì a salvarsi per diventare uno dei più grandi personaggi della letteratura mondiale, un artista, un cineasta, uno dei più importanti pensatori del Novecento, prendendo in mano le redini di quel destino che una zingara, durante una giornata di fuga da casa, gli aveva già rivelato:

Vedo giorni terribili”

“Terribili?”

“Vedo la morte…”

“La morte!”

“La morte che falcia intorno a te. Ovunque, senza posa, una morte immensa e brutale, una morte come non l’ho mai vista.”

“Devo morire?”

“La dove guardo tu non muori.”

Quella morte e distruzione che solo il termine pogrom riesce bene a rappresentare e che il nazismo volle trasformare in una forma di culto, come sottolinea l’ufficiale delle SS ad Arieh Kacew:

“Guarda il mio distintivo, Kacew, il distintivo delle SS. Noi abbiamo il culto della morte. Dunque, non cercare di impietosirmi, Kacew!”

E ancora la zingara a Roman:

“Vedo luce.”

“Luce?”

“Una luce immensa, grande quasi quanto la morte.”

Ѐ la luce brillante di quella vita straordinaria che attendeva il protagonista, di quel destino che fece di un Litvak, di un piccolo ebreo lituano, di soli 10 anni, di nome Roman Kacew, il grande Romain Gary.

Romain Gary morirà suicida il 2 dicembre 1980 a Parigi.

 

QUARTA DI COPERTINA

Prima di inventare i suoi alter ego, prima di scrivere i romanzi migliori della sua generazione, prima di cucirsi addosso una vita da leggenda, Romain Gary aveva inventato l’unica cosa che aveva perso per sempre: un padre. È la fine di gennaio del 1925, a Vilna, e Roman Kacew è un bambino di dieci anni, gracile ma pieno di vita, che guarda il mondo disperato degli adulti con stupore e senso di attesa. Che cosa succederà alla mamma Nina? Lei ha perso il lavoro di modista, il marito l’ha lasciata per un’altra, i creditori le stanno portando via tutto e sente che quella città, e specialmente il ghetto ebraico che tutti chiamano la Gerusalemme del nord, le sta stretta. Il suo sogno è partire per Parigi, dove forse qualcuno vorrà ancora i suoi bellissimi cappelli. Il suo sogno è partire con Roman, il figlio amatissimo, l’unico affetto che le rimane. E che cosa succederà al padre Arieh, che vive già con l’altra e non ha un lavoro stabile per provvedere a nessuno? Roman non lo sa e allora fa quello che farebbe qualunque bambino: inventa una storia. Scrive la leggenda di un padre famoso, da portare con sé nel suo viaggio verso un’esistenza tutta nuova. Quella che trasforma il piccolo Roman nel grande Romain Gary, l’autore di uno dei libri più belli della letteratura francese. La vita davanti a sé. Come già ne Il caso Eduard Einstein (Frassinelli, 2014), Laurent Seksik scava magistralmente nelle vite dei personaggi che racconta, per restituire non tanto una verità biografica, quanto le ragioni e i sentimenti alla base della personalità di uno dei più grandi scrittori del Novecento.

 

Chi è LAURENT SEKSIK

Laurent Seksik è nato a Nizza nel 1962, dove ha studiato medicina. Parallelamente alla professione di radiologo, Seksik si è dedicato alla scrittura: ha pubblicato diversi romanzi tradotti in una dozzina di Paesi e collabora con diversi giornali. In Francia Il caso Eduard Einstein è stato a lungo in classifica e finalista dei premi più importanti: il Goncourt e il Fémina.

 

DETTAGLI

Autore: Laurent Seksik

Editore: Frassinelli

Prezzo: € 18,00

ISBN: 9788893420341

Pubblicato: 30 aprile 2019

Pagine: 280

 

 

DIVERSITÀ E FIABA

Le fiabe, così come di fatto le favole, sono un retaggio che ci portiamo dentro sin dall’infanzia, rappresentano delle sfaccettature fantastiche, di una realtà altrimenti inesistente, che si sviluppano nel narratore con lo scopo di creare nel bambino un atteggiamento ottimistico e positivo nei confronti della vita, spesso entrando volutamente in contrasto con quelle che poi sono le esperienze reali del bambino.

 

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LA BELLA ADDORMENTATA

Così, la fiaba appartiene a quel filone letterario che più di tutti si presta ad aiutare il bambino a costruire una propria visione del mondo, acquisendo e condividendo un sistema di valori, attraverso esperienze e percorsi interiori, che il narratore descrive utilizzando un linguaggio simbolico, ma immediatamente fruibile per un fanciullo.

 

L’utilizzo di un linguaggio simbolico permette al narratore di celare aspetti della realtà troppo crudi o sgradevoli per un bambino, senza per questo rimuoverli; così attraverso uno sforzo interpretativo, anche i più piccoli giungono a conoscenza dei fatti più crudi della realtà, ma mitigati da una narrazione che porta in sé il magico mondo della fantasia e dell’immaginazione.

Ѐ dunque naturale che un concetto complesso come quello di diversità assuma spesso nella fiaba una veste simbolica tale, da giungere al bambino solo attraverso uno sforzo interpretativo.

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IL PRINCIPE RANOCCHIO

Per diversità, ovviamente, si intende tutto ciò che si scosta interamente dalla norma e che quindi, per definizione, differisce. ma è interessante notare come nelle fiabe la diversità, pur manifestandosi nelle sue forme più accentuate, si trasforma in un vantaggio per il protagonista, il quale riuscirà, grazie ad essa, a conseguire successi che senza non avrebbe potuto ottenere.

Sono molti i racconti, appartenenti alla tradizione fiabistica, dove la rappresentazione della diversità si fa strada all’interno della fiaba, divenendo la protagonista indiscussa e l’elemento strutturale intorno a cui ruotano le vicende in essa narrate.

Per fare un esempio concreto basti pensare alle fiabe dei fratelli Grimm, in cui capita spesso d’incontrare personaggi che a causa di un sortilegio o per una punizione vengono trasformati in animali (si pensi a Il principe ranocchio, Fratellino e Sorellina), la cui metamorfosi, attraverso un processo simbolico, permette facilmente di essere associata nella realtà ad un incidente o una malattia che rende diversi.

 

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FRATELLINO E SORELLINA

Tuttavia, connotato comune di quasi tutte le fiabe è che alla fine il diverso verrà salvato dall’amore, per il quale otterrà la piena accettazione, unico elemento capace di reintegrarlo nella società, restituendogli la sua “umanità”.

Quindi, da quanto detto finora, la diversità s trova nella fiaba il terreno fertile per germogliare nei modi e nei tempi più disparati, anzi, spesso fiaba e diversità diventano un tutt’uno, forse proprio perché nella fiaba nulla è reale, tutto è diverso da ciò che ci circonda nella quotidianità e tutto sembra ruotare intorno ad una dimensione onirica, fra conscio e inconscio.

Ma se diverso è ciò che si discosta dalla norma, la fiaba dal canto suo per definizione sembra sovvertire completamente la norma (poiché porta con sé, per estensione del termine, l’irreale), sposandosi in un ambito in cui la diversità deve per forza di cose impregnare il racconto, quello spazio senza tempo, né contorni, che poi più di tutti ci permette di esprimere e di esprimerci, per non essere sempre uguali e quindi normali.

 

 

 

OMBRE GIAPPONESI Lafcadio Hearn

Incuriosita dal titolo, ricevuto successivamente in regalo, suggerito su Into The Read e completata la lettura diluendola nel tempo, Ombre giapponesi è un volume molto interessante, per struttura e contenuto; il suo autore, Lafcadio Hearn, ha il merito di aver saputo cogliere l’anima fantastica e misteriosa del Sol Levante, durante i suoi 14 anni di permanenza in terra nipponica.

giapPatrick Lafcadio Hearn giunse in Giappone a conclusione del lungo periodo di isolamento a cui il Paese era stato condannato dalla dinastia Edo (1603–1868), riuscendo a raccontare il Giappone del periodo Meiji, nel momento di apertura verso l’Occidente; il risultato è Ombre giapponesi, edito da Adelphi, nella collana Piccola Biblioteca Adelphi e pubblicato in un volume, curato da Ottavio Fatica (sua la postfazione), con un saggio del drammaturgo Hugo von Hofmannsthal. Il volume, articolato in 304 pagine, può essere considerato una nuova mitologia del fantastico, ispirata a racconti della tradizione giapponese, legata a leggende e storie di fantasmi, là dove affondano le radici dell’horror nipponico.

Il forestiero, l’immigrato che tanto amava il Giappone. Forse l’unico europeo che abbia veramente conosciuto e amato quella terra. Non con l’amore dell’esteta o la passione dello studioso, ma con un sentimento più intenso, più raro e completo: con l’amore di chi prende parte alla vita interiore del paese. [Lafcadio Hearn ha raccontato] l’antico Giappone che continua a vivere nei giardini segreti, nelle impenetrabili dimore dei gran signori e nei più remoti villaggi con i loro piccoli templi; e il nuovo Giappone, percorso dalla ferrovia e pervaso dalle febbri d’Europa… (Hugo von Hofmannsthal)

Tuttavia il lettore non si troverà in presenza di una semplice catalogazione di creature fantastiche, Hearn ha operato un lavoro di riscrittura, filtrato attraverso il suo personalissimo gusto. Infatti, era la moglie Koizumi Setsu a narrare le storie della tradizione all’autore, il quale le riscriveva, aggiungendo il proprio tocco personale ed è proprio per questo motivo che i commenti di Hearn sui fatti narrati, non fanno altro che mettere in evidenza le differenti mentalità tra occidente e oriente.

“Per la mentalità occidentale” risposi “Shinzaburō è un essere spregevole. Tra me e me l’ho paragonato ai veri innamorati della nostra antica letteratura popolare. Costoro erano fin troppo felici di seguire l’amata morta nella tomba; e sì che, essendo cristiani, credevano di avere una sola vita da godere a questo mondo.”

Divinità maligne, spiriti, folletti, animali umanizzati e fantasmi incontrano donne intrepide, preti, nobili fanciulle, taglialegna permettendo alla magia di attraversare tutta la raccolta, dove teste mozzate, fiumi di sangue, cervelli polverizzato si combinano, dando vita a novelle bellissime, descritte con garbo e delicatezza, anche là dove il racconto si fa cupo e a tratti mostruoso.

“Ah! Avrei dovuto sospettare una cosa del genere!” Esclamò il dottore. “Nulla al mondo avrebbe potuto salvarlo. Non è il primo che quella ha distrutto”.

“Chi – o che cosa – è quella?” domandò l’ashigaru “una Donna-Volpe?”

“No; è dai tempi antichi che infesta questo fiume. Le piace il sangue dei giovani.”

Lafcadio Hearn ebbe una vita molto avventurosa: visse in Francia, in Inghilterra e negli Stati Uniti, ma nacque in Grecia nel 1850, nell’isola di Leucade, da padre irlandese, un medico e madre greca; affidato a una zia, studiò a Londra ma venne mandato a Cincinnati, in Ohio, con un biglietto di sola andata per essere buttato fuori di casa dai parenti americani. Divenne tipografo, correttore di bozze, un eccellente traduttore e un brillante cronista, occupandosi un po’ di tutto: cronaca nera, recensioni e persino di vignette.

Ammiratore di Edgard Allan Poe, il suo stile affascinava il lettore per via della sua propensione al fantastico.

Si finanziò il viaggio in Giappone, luogo perfetto per la sua anima inquieta, scrivendo reportage, libri, articoli e facendo traduzioni, dopo essersi trasferito a Philadelphia. Sbarcato a Yokohama, nell’aprile 1890, fu stregato dalla natura dell’arcipelago, si spinse fino la feudale Matsue e in altre località sperdute e fu il primo occidentale a entrare nel più antico santuario shintoista.

Sposò la figlia di un ex samurai giapponese, ne prese il cognome, Koizumi, a cui aggiunse Yakumo. In quattordici anni, scrisse dodici libri dedicati al folklore nipponico, alle sue credenze e leggende. Da qui la silloge, 39 racconti, di Ombre giapponesi che esplora l’ignoto, l’amore predestinato, la superstizione popolare, la conoscenza e la non conoscenza, la fede nel divino, il virtuosismo esistenziale. Tutti racconti particolari nel  loro genere e vivaci nell’alternare il macabro allo struggente, il malinconico al divertente.

Spettri, spiritelli, preti, pescatori, gatti che prendono vita da un foglio di carta, samurai e daymyō, apparizioni, tradimenti e metamorfosi, come nel racconto L’anima di una Peonia, il cui amore di una nobile signora per le peonie fa sì che l’anima di uno di questi fiori diventi una bellissima ragazza; e ancora fantasmi che si aggirano per i villaggi, per dimore principesche e umili case, sono messi in scena da Hearn per scatenare visioni e invadere i sogni, delineando paure ancestrali e rivelando desideri eterni. Ed è così che l’autore entra nel Kokoro, il cuore della gente, “pensa con i loro pensieri”, cogliendo a pieno tutta la bellezza del Giappone, più degli stessi giapponesi.

Hearn ha uno stile aggraziato, delicato, semplice, la sua scrittura si fa lieve, quasi a delineare un dipinto; Tiziano Terzani lo definì l’uomo che inventò il Giappone, quel mondo impenetrabile e misterioso di cui, con la scrittura, ne raccontò delle sue ombre a tutto l’Occidente.

Hagiwara Sama subiva le conseguenze di un karma sventurato; e il suo servitore era un uomo malvagio. Quanto è capitato a Hagiwara Sama era inevitabile – il suo destino era stato stabilito molto tempo prima della sua ultima nascita. Sarà meglio per voi non lasciarvi turbare l’animo dall’accaduto.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

«Darei non so che cosa per essere un Colombo letterario, per scoprire un’America Romantica in qualche regione delle Indie Occidentali, del Nordafrica o dell’Oriente dove i comuni cristiani non amano andare!» scriveva Lafcadio Hearn. Sin dall’inizio, del resto, la vita lo aveva passo dopo passo indirizzato a questo scopo. Alla fine dell’Ottocento il Giappone, pur aperto ai commerci con l’Occidente da mezzo secolo, rimaneva un mistero, e Lafcadio Hearn, «nomade civilizzato», si imbarca per scrivere un libro-reportage sul paese. Nato in Grecia, cresciuto in Irlanda, Francia e Inghilterra, vissuto in America un ventennio, celebre per i pezzi di cronaca nera e di squisita, insolita erudizione, è la persona più adatta. Ha sapienza proteiforme e «partecipazione animica», il segreto del grande interprete. Ed è il primo a cogliere il volatile incanto del Paese degli Dei, dove resterà sino alla morte. Naturalizzato giapponese, sposa la figlia di un samurai e prende il nome di Koizumi Yakumo. Fa di più: «pensa con i loro pensieri» e accede al kokoro, al cuore della gente. Miracolo d’innesto, assolve il delicato compito di catturare la bellezza dell’antico Nippon nel momento cruciale che precede la sua sparizione. Riporta alla luce antichi racconti orali e testi classici, facendo riscoprire anche ai nativi capolavori tuttora letti e amati. Come Andersen e i fratelli Grimm, Lafcadio Hearn è più una letteratura che un autore. Sono qui raccolti i testi narrativi sparsi nei suoi volumetti miscellanei: racconti per lo più a sfondo fantastico, pieni di atroci vendette di fantasmi – che si manifestano come insetti, ragni, rane, salici, peonie –, di mogli abbandonate, ma anche di pietose riconciliazioni fra due mondi separati dalla sottile membrana di un fusuma.

 

DETTAGLI

Autore: Lafcadio Hearn

Editore: Adelphi

Collana: Piccola Biblioteca Adelphi

Data uscita: 15 maggio 2018

Formato: Brossura

Pagine: 302

Prezzo: € 15,00

ISBN: 9788845932694

 

 

BOZZE Antonio Dikele Distefano

Buon pomeriggio lettori,

eccomi con una nuova thumbnail reviews, un’altra piccola recensione, questa volta dedicata a BOZZE di Antonio Dikele Distefano, scrittore cult italiano, tra i più amati dalle nuove generazioni. Edito da Mondadori, Bozze è un libro che incanta, affascina, stupisce.

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Vorrei due cuori, ma non si può, e quindi provo ad avere due cervelli, ma va ancora peggio.

Dal viaggio interiore del suo autore prende corpo Bozze, dove sentimenti e stati d’animo universali vengono raccontati con una scrittura vera, sincera.

Il libro si legge velocemente, dando così giustificazione al titolo, attraverso frasi brevi e immediate, che spingono il lettore a credere di scorrere dei semplici appunti… quindi delle bozze.

Vorrei un amore di cui non devo preoccuparmi.

Prima di cominciare la lettura, però, spegnete il cervello e attivate il cuore: solo così potrete cogliere tutte quelle ragioni che la mente dell’autore crea, anche attraverso percorsi poetici, per non offendere le ragioni del cuore.

 

QUARTA DI COPERTINA

Non ho scritto un romanzo. Ho scritto una cosa che vorrei che leggessi. Ho scritto che mi sento piccolo rispetto al mondo quando provo a capire come mi sento. Ho scritto che vorrei un amore di cui non devo preoccuparmi. Ho scritto che sono stanco. Se le mie parole ti piaceranno e sentirai che condividendole con altri possano essere d’aiuto fallo. Condividi quello che ho scritto con più persone possibili. Io ho iniziato a scrivere per questo. Perché volevo che le persone capissero quello che non riuscivo a descrivere a parole. Io che non ho mai saputo raccontare un’emozione mentre la sentivo. Quindi è tutto nelle tue mani.

 

Chi è ANTONIO DIKELE DISTEFANO

Antonio Dikele Distefano ha ventisei anni e ha origini angolane. Ha pubblicato con Mondadori i romanzi bestseller Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti? (2015), Prima o poi ci abbracceremo (2016), Chi sta male non lo dice (2017) e Non ho mai avuto la mia età (2018).

 

DETTAGLI

Autore: Antonio Dikele Distefano

Editore: Mondadori

Collana: Novel

Pagine: 216

Data uscita: 6 Novembre 2018

Prezzo: 14,00

Formato: rilegato

EAN: 9788804708810

 

CHIEDI ALLA NOTTE Antonella Boralevi

Guardava e riguardava il ritratto, lo ingrandiva, cercava di penetrare il blu delicato degli occhi, la pelle del colore delle rose e si ritrovò a stringere il cellulare come se cercasse di toccare quella creatura irraggiungibile.

Lo splendore che emanava proveniva da dentro, non solo dalla vita sana.

chiediDopo aver completato la lettura dell’ultimo libro di Antonella Boralevi, Chiedi alla notte, non posso fare a meno di sorridere mentre mi torna in mente una puntata speciale di Che tempo che fa, dedicata ad Andrea Camilleri, dell’aprile 2011, in cui lo scrittore affermava:

Non sopporto le scrittrici di romanzi gialli di sesso femminile. Le donne sanno commettere i delitti ma non li sanno raccontare. Sono di una noia mortale.

Il patrimonio letterario inerente i gialli firmati da grandi autrici è vasto, anche se spesso giallo e thriller tendono a confondersi, in una chiave di lettura assolutamente moderna, si pensi alle americane Patricia Cornwell, Mary Higgins Clarkecco e Paula Hawkins autrice de La ragazza del treno, in Francia Fred Vargas (pseudonimo di Frédérique Audouin-Rouzeau), alla scandinava Camilla Läckberg, in Italia Eleonora Carta, Rosa Mogliasso e Barbara Baraldi, che con il suo Aurora nel buio è considerata una delle voci del thriller italiano più interessanti e incisive. E sono solo alcune, quelle che ho voluto ricordare, che preferisco. Ma basterebbe solamente Chiedi alla notte di Antonella Boralevi per smontare completamente l’affermazione di Andrea Camilleri, scrittore e uomo di profonda cultura, che apprezzo senza riserva alcuna.

A distanza di un anno, il 19 aprile, Antonella Boralevi è tornata in libreria con l’attesissimo sequel de La bambina nel buio, intitolato Chiedi alla notte e ancora una volta edito da Baldini+Castoldi. Un lieve filo conduttore unisce questa storia alla precedente, permettendo anche a chi non ha letto La bambina nel buio di potersi riallacciare, orientandosi facilmente all’interno del racconto.

Chiedi alla notte è un romanzo a metà strada tra thriller al femminile e giallo, una storia di sentimenti e di misteri, ambientato ancora una volta a Venezia che, così come è avvenuto con il libro precedente, offre una cornice perfetta per una storia che sembra un film, più che un libro.

Antonella Boralevi racconta di una Serenissima che risplende sotto i riflettori accesi sull’evento più mondano dell’anno, la 75° Mostra del Cinema, evento impreziosito dalla presenza della giovane attrice Vivi Wilson, protagonista del film di apertura, A glorious day.

Era una Titania appena uscita dal Bosco delle fate. Persino gli omaccioni che la circondavano per proteggerla parevano istupiditi dalla sua grazia.

Non sorrideva.

Esisteva.

Eppure, il giorno dopo Vivi Wilson, da attrice amata e ammirata, si trasforma in vittima, poiché il suo cadavere viene rinvenuto sulla spiaggia degli Alberoni, aprendo così la strada alle indagini del bel commissario siciliano Alfio Mancuso, aiutato dall’avvocato di Netflix, Emma Thorpe, che i lettori ricorderanno essere i protagonisti del precedente romanzo La bambina nel buio. Infatti, tra Emma e Alfio rimane in sospeso una situazione sentimentale interrotta bruscamente, un legame spezzato, che ha ferito entrambi.

Nel momento in cui Emma deve rientrare a Londra, è invitata dalla Contessa Maria Morosini, proprietaria della Villa “La Furibonda”, a trattenersi ancora per qualche giorno come sua ospite, coinvolgendola nella loro vita mondana fatta di feste e pranzi e gite, in compagnia di altri personaggi del jet set: attori, registi famosi, giornalisti di gossip.

Accettato l’invito, Emma intuisce che tanto “La Furibonda”, quanto i personaggi che la popolano custodiscono segreti inquietanti, che porranno in essere una serie di elementi a sostegno di un thriller trascinante, coinvolgente, dove mistero e sentimenti si alternano, immergendo il lettore in un’atmosfera sfarzosa, ma al contempo carica di intrighi irrisolti.

Il tuo corpo esile vola sott’acqua come un aquilone dentro il cielo sbagliato.

La luna volta gli occhi.

E sparisce.

Come sempre accade, l’amore rappresenterà l’elemento salvifico, per liberarsi da tutte quelle ombre che gravano non solo su “La Furibonda”, ma nell’anima di coloro che tramano e ordiscono.

Infatti Antonella Boralevi, ancora una volta, sonda l’animo umano, mettendo a nudo quel buio interiore, quel nero abisso, dove abitano certe esistenze che la vita si diverte a trasformare in altro.

Lo stile dell’autrice incanta, rapisce, trascina con le sue descrizioni minuziose, arricchite da un tono aulico, ispirato dalla bellezza di Venezia, che rivela tutto il suo fascino attraverso i riflessi di luce sull’acqua, le calli, il respiro del suo antico tempo; così, durante la lettura, si ha sempre l’impressione di seguire un film, più che di leggere un libro. I periodi spesso sono brevi, trasmettendo al lettore una certa urgenza, che spinge a divorare il romanzo, passando velocemente da un capitolo all’altro.

Ed è dove la luce si fa ombra che le apparenze, in un crescendo, divengono l’elemento centrale, il cardine, intorno a cui ruota tutto il thriller, poiché come confida Jack Oliver a Emma:

Non so se ti può servire, ma nel mondo dove sei capitata nessuno dice la verità, capisci? E nulla è come sembra. Farai bene a ricordartelo.

Quindi aspettatevi un finale mozzafiato, neanche il più attento dei lettori potrà dare per scontata la sua conclusione.

Ci baceremo.

Poi faremo l’amore.

Come si fa l’amore, dopo i funerali, per sentirsi vivi.

Non so cosa sarà di noi.

Ma ora siamo qui, abbracciati nell’oro della sera.

 

QUARTA DI COPERTINA

Ciascuno di noi può diventare un altro.

Un altro che fa paura.

29 agosto 2018.

Venezia splende. È la Serata di Gala della Mostra del Cinema.

Red Carpet, Star, limousine, champagne, fotografi. E Vivi Wilson. La protagonista incantevole del Film di Apertura.

Ma nell’aria vibra una nota di inquietudine. Un’ansia che cresce a ogni pagina.

Verità inaccessibili aspettano nell’ombra.

Vivi brilla per una sera soltanto. Il giorno dopo è un mucchietto di stracci, sulla spiaggia elegante del Lido.

La sua morte è un mistero.

Alfio, il bel commissario siciliano sciupafemmine, viene chiamato a indagare. E il suo cuore perde un colpo. Emma è tornata. L’inglesina che gli è entrata, suo malgrado, dentro la pelle, è l’avvocato di Netflix, che coproduce il film. È ospite di una Contessa affascinante e misteriosa, in una magnifica Villa.

Emma e Alfio sono due anime che si cercano. Due vite sospese.

Il Destino gioca con loro e con la sporcizia nascosta nelle vite dei ricchi.

Insieme, entrano nel buio.

Tre indiziati, tre confessioni da spavento.

Ma alla verità manca una riga.

Quella sepolta dentro un Passato che urla.

Antonella Boralevi «conosce le anime per averle frequentate e gli abissi neri che possono conservare al loro interno», ha scritto Maurizio de Giovanni.

Chiedi alla notte lo conferma.

Un romanzo che parla all’anima, la fruga e la consola. Una grande storia di sentimenti e di misteri. Una bomba a orologeria.

«Boralevi è molto brava a addentrarsi in un tessuto sociale cupissimo nella sua allegria mondana.» Corriere della Sera

«Un thriller vasto e conturbante.» Il Messaggero

«600 pagine che tengono incollati fino alla fine.» Il Giornale

«Ora vado a cercare gli altri titoli di questa autrice, perché ho decisamente intenzione di leggere altro di suo.» Due lettrici quasi perfette

«Antonella Boralevi ha trovato, in questa sua anima nera, un nuovo filone narrativo da cui attingere a piene mani.» La lettrice geniale

«Alla fine, Antonella Boralevi suggerisce anche una colonna sonora che accompagni la lettura, ma potrebbero bastare anche sospiri, fiato sospeso e attacchi di tachicardia.»

Mangialibri

«Una lettura corposa e vorace che non lascia scampo a pause o interruzioni.»

Leggereinsilenzio

«Ti tiene incollata alle pagine e porta sulla carta le nostre paure e i vizi di una classe sociale.» La Biblioteca di Eliza

«È letteralmente impossibile metterlo giù.» Il salotto dei libri

«Sento di aver goduto fino all’ultimo segno di punteggiatura.» Critica letteraria

 

Chi è Antonella Boralevi

È autrice di romanzi, racconti, sceneggiature, saggi. Ha portato in televisione il talk show di approfondimento emotivo.

Tiene rubriche su quotidiani e settimanali. Il suo “Lato Boralevi” esce ogni giorno sul sito de la Stampa. Per Rizzoli ha pubblicato i best sellers Prima che il vento (2004), Il lato luminoso (2007), I baci di una notte (2013). È tradotta in Germania, Francia, Giappone, Russia. Per ora.

Questo è il suo ventesimo libro.

Il suo sito è http://www.antonellaboralevi.it

La sua pagina facebook è Antonella Boralevi Official

Su Instagram è antoboralevi

Per scriverle: salotto.boralevi@tin.it

 

DETTAGLI

Autore: Antonella Boralevi

Editore: Baldini+Castoldi

Collana: Romanzi e racconti

Formato: Brossura

Pagine: 558

Prezzo: € 21,00

EAN: 9788893881937

Data uscita: 19 aprile 2019

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I TRASGRESSIONISTI Giorgio De Maria

I trasgressionisti erano lì, accovacciati in semicerchio, di fronte a un uomo che pareva dominarli con la forza concentrata dello sguardo, un uomo col naso aquilino e i lineamenti ben marcati, che ben riconoscevo.

FrassinelliIl 2 aprile Frassinelli fa uscire i Trasgressionisti, il primo romanzo dell’autore italiano Giorgio De Maria, del quale aveva già editato la sua opera più importante, il quarto e ultimo libro, Le venti giornate di Torino. Inchiesta di fine secolo; con il suo titolo dall’eco rinascimentale, ne diede i natali nel 1977 una piccola casa editrice milanese, Il Formichiere.

Giorgio De Maria è stato un artista eclettico, diviso tra musica, teatro e letteratura; nato e vissuto a Torino, è morto dimenticato nel 2009, in completa solitudine e povertà, quindi tumulato a Nole, in una tomba che neppure reca il suo nome. A distanza di cinquantun anni, Frassinelli ripropone i Tragressionisti, di cui si deve a Mondadori la prima pubblicazione, avvenuta nel 1968.

Per comprendere i Trasgressionisti, bisogna inquadrare l’opera alla luce del periodo in cui venne posta in essere: era il 1968, anno contrassegnato da movimenti socio culturali, formati da gruppi socialmente eterogenei di operai, studenti ed etnie minoritarie che, in aggregazione spontanea, contestavano le scelte socio-politiche del tempo. Trasgredire diviene quasi un obbligo.

Il protagonista è un uomo mai chiamato per nome durante la narrazione, quindi una persona qualunque, il quale è in procinto di sposare la fidanzata Liliana. Un giorno, un amico lo invita a osservare una scena insolita: un uomo alto e magro, dal naso aquilino, “camminava raso alle vetrine e la sua spalla destra era leggermente abbassata” entra in un negozio di articoli sportivi molto affollato, si mette in coda alla cassa e con il commesso si guardano senza aprire bocca, lasciando che “attorno a loro vibra l’impazienza dei clienti e l’affannata premura di chi li serve”. Attuando in tal modo una delle esercitazioni propedeutiche dei Trasgressionisti, espletata con un atto eversivo e fuori dalla norma.

Con questa visione, che continua a tormentarlo, il protagonista incuriosito viene spinto a conoscere quella che di fatto è la setta dei Trasgressionisti, i quali guidati da un Maestro, che ne affina le capacità attraverso una preparazione ben precisa, si riuniscono due volte a settimana, per essere preparati a compiere il Grande Salto, obiettivo e fine ultimo della setta.

La storia si svolge in una Torino magica e metafisica ed è in Via Botero che i trasgressionisti si radunano in una stanza nascosta all’interno di un locale, dove si suona musica jazz.

Via Botero è una via stretta stretta e veramente buia. I gatti vi si perdono se si arrischiano a percorrerla dalle nove in su. Vi potrebbe succedere di tutto: cori angelici, deflorazioni, duelli con la scimitarra, e anche qualche fucilazione all’alba contro un muro in uno spiazzo dove un tempo doveva esserci una casa.

Ribellandosi alle convenzioni, che inchiodano gli individui al comune senso del dovere, i Trasgressionisti acquisiscono quel tipo di mentalità eversiva, che permette loro di poter fare qualunque cosa, e al contempo di trovare il coraggio a compiere il Grande Salto, quindi la più grande delle trasgressioni. Solo così riescono a sfidare il comune senso del dovere e dell’onore, a sovvertire le consuetudini, l’ordine sociale, il potere costituito, per rinascere uomini completamente liberi da qualunque condizionamento sociale, politico e culturale.

L’intero racconto procede per gradi: dalla conoscenza della setta da parte del protagonista, fino al raggiungimento del suo scopo, che si snoda attraverso un percorso allucinato, in un’atmosfera misteriosa, quasi sospesa in una dimensione priva di spazio e tempo, che tiene il lettore inchiodato sino all’ultima pagina. Il finale lascia agghiacciati, in una Torino dove aleggia il fantasma di un piano ordito da un potere occulto, che manderà fuori di testa il lettore, trascinato da un senso di angoscia, dovuto al clima da esperimento psicosociale che si viene a creare, quasi ai limiti del cinismo.

Come mi accorgevo di non ritrovarmi più in una sperduta galassia, ma nei luoghi che mi avevano visto crescere e mutare, anno dopo anno fino a quando non avevo assunto forma d’uomo! In ogni fossato c’era almeno una piccola traccia di me stesso; fossi sceso a frugare nei rigagnoli non sarei tornato a mani vuote, sarei stato il fortunato archeologo del mio passato.

Nella costruzione di situazioni paradossali, capaci di generare angoscia, Giorgio De Maria si ispira a Kafka, anche per sua stessa ammissione, attingendo dal grottesco e dal surreale; infatti con i Tragressionisti propone una situazione, che si intreccia fino a stringere il protagonista in gangli da cui è impossibile fuggire.

Autore tra il Bizarro Fiction e il New Weird, con i Trasgressionisti Giorgio De Maria rivela al lettore la sua anima di scrittore esistenzialista, strutturando così un racconto interessante, geniale, dalla situazione indefinibile, bizzarra e dalle atmosfere rarefatte ai limiti dell’onirico, che apparentemente non lascia spazio alla speranza.

Ero capitato in una stanza disadorna e silenziosa, pallidamente illuminata da candele e pervasa da fumosi aromi. Erano quei silenzi profondi e abbandonati che paiono perdersi alle origini del mondo ed espellere con forza coloro che non se ne sentono partecipi.

 

QUARTA DI COPERTINA

Prossimo al matrimonio e spronato da un amico, l’anonimo protagonista del romanzo decide di aderire ai Trasgressionisti; come suggerisce il nome, questa setta si propone, attraverso trasgressioni man mano sempre più eversive, di sovvertire le consuetudini, l’ordine sociale, il potere costituito e l’egemonia del pensiero dominante. Riuscirà il nostro antieroe a sfuggire alle nozze abbandonando la sposa all’altare? Avrà il coraggio di varare una nuova esistenza all’insegna di piccole e grandi ribellioni? La risposta agli interrogativi sarà svelata in questo stesso libro, ma solo alla fine, quindi meglio non sbirciare o barare sfogliando veloci le pagine, anche se forse sarebbe abbastanza trasgressivo. Dopo il successo postumo di Le venti giornate di Torino, long-seller internazionale dall’incredibile fortuna, Giorgio De Maria torna con un’opera di nuovo ripescata da un ingiusto oblio, sempre ambientata a Torino e sempre con un protagonista senza nome, ancora una volta premonitrice, spiazzante, oscura, ironica ai limiti del cinismo. Se Le venti giornate è stato a buona ragione definito «l’unico, autentico romanzo maledetto italiano», I Trasgressionisti è un manuale sulla disobbedienza come regola di vita, perfidamente originale e allo stesso tempo alla stregua di classici moderni come Lo straniero, Fight Club e Trainspotting.
Giovanni Arduino

 

Chi è Giorgio De Maria

Giorgio De Maria è nato nel 1924 a Torino. È stato critico teatrale per l’Unità torinese dal 1958 al 1965. Nel 1958 ha fatto parte con Liberovici, Straniero, Calvino, Fortini e Amodei del gruppo «Cantacronache» per il rinnovamento della canzone italiana. Ha pubblicato, tra l’altro, Le canzoni della cattiva coscienza (1964, in collaborazione con Eco, Straniero, Liberovici e Jona) e i romanzi I trasgressionisti (1968), I dorsi dei bufali (1973), La morte segreta di Josif Giugasvili (1976). Le venti giornate di Torino uscì per le edizioni Il Formichiere nel 1977. In seguito Giorgio De Maria non ha più pubblicato nulla, ed è morto nel 2009.

 

DETTAGLI

Autore: Giorgio De Maria

Editore: Frassinelli

Data uscita: 2 aprile 2019

Listino: € 15,00

Pagine: 120

EAN: 9788893420525

 

 

 

 

NIENTE CAFFÈ PER SPINOZA Alice Cappagli

Buongiorno lettori,

con NIENTE CAFFÈ PER SPINOZA inauguro su Into The Read una nuova categoria, Thumbnail Reviews, dedicata alle recensioni di dimensioni ridotte.

Le giornate richiedono sempre maggiore impegno e dato che leggo veramente tantissimo, con molte priorità in attesa di essere recensite,  dedicare anche due parole a un libro, mi permette di consigliarvi la sua lettura in modo immediato, senza dover lasciare nulla in sospeso…

NIENTE CAFFÈ PER SPINOZA di Alice Cappagli, edito da Einaudi, coinvolge fin dalle prime pagine!

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Casa mia era nella penombra,  mi venne per la prima volta da pensare che una casa con poca luce non fa germogliare le speranze.

Marvi è una giovane donna disorientata da un matrimonio giunto al capolinea; Luciano Farnesi è un anziano professore che ha perso la vista, ma capace di orientarsi nella vita seguendo gli insegnamenti universali, dettati dai grandi filosofi.

La cecità diviene un ponte di collegamento tra due universi apparentemente opposti e lontani.

Alice Cappagli, con una scrittura asciutta ed essenziale, costruisce un romanzo coinvolgente e a tratti ironico e commovente, ricordandoci che dai libri abbiamo sempre da imparare.

 

QUARTA DI COPERTINA

Lei gli legge i filosofi e gli riordina la casa, lui le insegna che nei libri si possono trovare le idee giuste per riordinare anche la vita. Perché lui è un anziano professore capace di vedere nel buio, lei una giovane donna che ha perso la bussola. E mentre il sole entra a secchiate dai vetri, mentre il libeccio passa «in un baleno dall’orizzonte al midollo, modificando i pensieri e l’umore», il profumo della zuppa di lenticchie si mescola ai Pensieri di Pascal, creando tra i due un’armonia silenziosa e bellissima. «Bisogna che io legga nelle cose piccole verità universali. Ma mi occorre la sua collaborazione», dice il Professore a Maria Vittoria. E non resta che dargli ragione, perché in fondo siamo tutti responsabili della forma che imprimiamo alla felicità, nostra e degli altri.

Quando all’ufficio di collocamento le propongono di fare da cameriera e lettrice a un vecchio professore di filosofia che ha perso la vista, Maria Vittoria accetta senza pensarci due volte. Il suo matrimonio sta in piedi «come una capannuccia fatta con gli stuzzicadenti» e tutto, intorno a lei, sembra suggerirle di essere arrivata al capolinea. Il Professore la accoglie nella sua casa piena di vento e di luce e basta poco perché tra i due nasca un rapporto vero, a tratti comico e mordace, a tratti tenero e affettuoso, complice. Con lo stesso piglio livornese gioioso e burbero, Maria Vittoria cucina zucchine e legge per lui stralci di Pascal, Epitteto, Spinoza, Sant’Agostino, Epicuro. Il Professore sa sempre come ritrovare le verità dei grandi pensatori nelle piccole faccende di economia domestica e Maria Vittoria scopre che la filosofia può essere utile nella vita di tutti i giorni. Ogni lettura, per lei, diventa uno strumento per mettere a fuoco delle cose che fino ad allora le erano parse confuse e raccogliere i cocci di un’esistenza trascorsa ad assecondare gli altri. Intorno c’è Livorno, col suo mercato generale, la terrazza Mascagni e Villa Fabbricotti, le chiese affacciate sul mare. E una girandola di personaggi: gli amici coltissimi del Professore, la figlia Elisa, la temibile Vally, cognata maniaca del controllo, la signora Favilla alla costante ricerca di un gatto che le ricorda il suo ex marito, i vecchi studenti che vengono a far visita per imbastire interminabili discussioni. E poi Angelo, ma quello è un discorso a parte. A poco a poco Maria Vittoria e il Professore s’insegneranno molto a vicenda, aiutandosi nel loro opposto viaggio: uno verso la vita e l’altro – come vuole l’ordine delle cose – verso la morte. Senza troppi clamori, con naturalezza, una volta chiuso il libro ci rendiamo conto che la lezione del Professore sedimenta dentro a tutti noi: dai libri che amiamo è possibile ripartire sempre, anche quando ogni cosa intorno ci dice il contrario.

 

Chi è ALICE CAPPAGLI

Alice Cappagli è livornese e suona il violoncello nell’orchestra del Teatro alla Scala dal 1982. Laureata in filosofia, ha pubblicato nel 2010 per Statale 11 un racconto a tema musicale dal titolo Una grande esecuzione. Per Einaudi ha pubblicato Niente caffè per Spinoza (2019).

 

DETTAGLI

Autore: Alice Cappagli

Editore: Einaudi

Collana: I Coralli

Pagine: 280

Data pubblicazione: 5 febbraio 2019

Prezzo: € 17,50

Formato: Brossura

EAN: 9788806240035