CONSIGLI DI LETTURA PER GIOVANI LETTORI… Le grandi storie non invecchiano mai!

Buon venerdì miei lettori!

Questa mattina, leggendo un articolo dedicato a Piccole donne di Louisa May Alcott, ho scoperto che  il 30 settembre ha compiuto 150 anni. Che bel traguardo, vero? Infatti, uscito nel 1868 è stato tradotto in più di 50 lingue, continuando a essere un evergreen. Tra l’altro è uno di quei libri che custodisco gelosamente, si tratta di una copia editata nel 1949 dall’editore Marzocco e regalata alla mia mamma, in occasione della sua Prima Comunione. Un dono che a suo tempo lei non poteva immaginare avrei riposto tra i miei libri, così come non avrei mai creduto possibile di vedere in mano della mia Carlotta il mio Piccole donne, acquistato all’età di undici anni in una libreria vicino la scuola.

Un buon libro può diventare un prezioso cimelio di famiglia, le grandi storie non invecchiano mai!

Considerando che ci siamo, il Natale è alle porte, ho pensato di stilare una lista con una serie di titoli dedicati alla letteratura per ragazzi, in modo da permettere ai giovani lettori di potersi orientare, magari anche per farsi regalare un buon libro. Qualsiasi occasione è quella giusta, non solo a Natale, tenendo sempre a mente che leggere è un piacere in quanto evasione, nutre la fantasia, è scoperta anche di luoghi dove non saremmo mai arrivati senza averli immaginati.

Nel mio elenco troverete titoli che hanno ispirato generazioni di lettori, che a loro volta divenuti genitori hanno voluto leggere o raccontare una di queste storie ai propri figli.

Io sono una di questi…

Certo tutti conosciamo Harry Potter, eppure vi sono letture altrettanto intriganti da cui lasciarsi entusiasmare. Quindi, se siete degli appassionati di fantasy o di avventura, o volete semplicemente un racconto divertente, o un giallo coinvolgente, la mia lista è piena di storie destinate a stimolare immaginazione, curiosità e conoscenza.

Agli autori classici di ieri ho voluto affiancare scrittori moderni e contemporanei, guardando al presente senza dimenticare il passato, fondamento imprescindibile del futuro.

Se vorrete aiutarmi a mantenere la lista aggiornata, consapevole del fatto che vi possano essere tantissimi altri libri meritevoli di entrare in questo elenco che mi sono sfuggiti, o che addirittura potrei non conoscere, basterà inserire nei commenti quelli che riterrete più opportuni: il bello di una lista è che può essere sempre aggiornata, in qualsiasi momento.

Vorrei precisare che l’elencazione NON procede in ordine di importanza, inoltre cliccando sui titoli evidenziati in azzurro sarà possibile leggere una breve anteprima:

  1. La storia infinita di Michael End
  2. Il piccolo principe di Antoine Saint-Exupéry
  3. Nel paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak
  4. Favole al telefono di Gianni Rodari
  5. Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes
  6. L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson
  7. Harry Potter e la pietra filosofale di J. K. Rowling
  8. Il giardino segreto di Frances Hodgson Burnett
  9. Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll
  10. Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne
  11. Le avventure di Peter Pan di James Matthew Barrie
  12. Il mago di Oz di L. Frank Baum
  13. La tela di Carlotta di Elwyn Brooks White
  14. Anche Superman era un rifugiato di AA. VV.
  15. L’alfabeto dei sogni di Susan Fletcher
  16. Il lungo viaggio di Garry Hop di Moony Witcher
  17. Un sogno lungo un’estate di Barbara Baraldi
  18. Zanna Bianca di Jack London
  19. Il libro della giungla di Rudyard Kipling
  20. La spada addormentata di Michael Morpurgo
  21. Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne
  22. Le più belle fiabe di Hans Christian Andersen
  23. Lo Hobbit di John R. R. Tolkien
  24. Le parole segrete di Joanne Harris
  25. Il treno del sole di Renée Reggiani
  26. Pomi d’ottone e manici di scopa di Mary Norton
  27. Wonder di R. J. Palacio
  28. Dieci piccoli indiani di Agatha Christie
  29. Fiabe del focolare di Jacob e Wilhelm Grimm
  30. Viaggio al centro della Terra di Jules Verne
  31. L’isola misteriosa di Jules Verne
  32. Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain
  33. Il richiamo della foresta di Jack London
  34. Le avventure di Gordon Pym di Edgard Allan Poe
  35. Piccole donne di Louisa May Alcott
  36. Il venditore di felicità di Davide Calì e Marco Somà
  37. Le cronache di Narnia di C. S. Lewis
  38. Anne Frank – Diario di Anna Frank
  39. Un ponte per Terabithia di Katherine Paterson
  40. L’evoluzione di Calpurnia di Jacqueline Kelly
  41. Le fiabe di Beda il Bardo di J. K. Rowling
  42. Fiabe Italiane di Italo Calvino
  43. Il libro delle ore felici di Jacominus Gainsborough di Rebecca Dautremer
  44. Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway
  45. Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani
  46. Cuore d’inchiostro di Cornelia Funke
  47. La saga del Dominio di Licia Troisi
  48. Cronache del Mondo Emerso di Licia Troisi
  49. L’Atlante di Smeraldo di John Stephens
  50. La casa dei bambini speciali di Miss Peregrine di Ransom Riggs
  51. Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo di Rick Riordan
  52. Il signore della magia di Raymond E. Feist
  53. Animali fantastici: dove trovarli di J. K. Rowling
  54. Fidanzati dell’inverno di Christelle Dabos
  55. Storie per un fragile pianeta di Kenneth Steven e Jane Ray
  56. I figli del capitano Grant di Jules Verne
  57. La leggenda di Otori di Lian Hearn
  58. Lumina di Kai Meyer
  59. Le avventure del capitano Hatteras di Jules Verne
  60. Le avventure del barone di Münchhausen di Erich Raspe
  61. Cinque settimane in pallone di Jules Verne
  62. Il risveglio delle tenebre di Susan Cooper
  63. Labyrinth di A. C. H. Smith
  64. Eragon di Christopher Paolini
  65. Hunger Games. La trilogia di Suzanne Collins
  66. Divergent Saga di Veronica Roth
  67. Maze Runner di James Dashner
  68. Il bambino con il pigiama a righe di John Boyne
  69. Noi siamo qui Oliver Jeffers
  70. Storia di una ladra di libri di Markus Zusak
  71. Il Silmarillion di J. R. R. Tolkien
  72. Il giudice ragazzino di Nando Dalla Chiesa
  73. Il mistero della casa del tempo di John Bellairs
  74. Arrivederci tra le stelle di Jack Cheng
  75. 321 cose da sapere prima di diventare grandi di Mathilda Masters
  76. Colpa delle stelle di John Green
  77. La tigre della Malesia di Emilio Salgari
  78. The Giver di Lois Lowry
  79. Cuore di Edmondo De Amicis
  80. Queste oscure materie. La trilogia completa di Philip Pullman
  81. James e la Pesca Gigante di Roald Dahl
  82. Il vento nei salici di Kenneth Grahame
  83. Robinson Crusoe di Daniel Defoe
  84. Cartoline dall’Italia di Nicola Cinquetti
  85. Wolf la ragazza che sfidò il destino di Ryan Graudin
  86. Il circolo Pickwik di Charles Dickens
  87. I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift
  88. La fonte magica di Natalie Babbitt
  89. Buchi nel deserto di Louis Sachar
  90. Il figlio del cimitero di Neil Gaiman
  91. Stanotte guardiamo le stelle di Alì Ehsani
  92. Tredici fiabe e mezza di Juan Benet
  93. Lo strano caso del dottor Jeckyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson
  94. Le avventure Huckleberry Finn di Mark Twain
  95. Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery
  96. C’era una volta la filosofia di Nicola Zippel
  97. La voce delle ombre di Frances Hardinge
  98. La vita segreta delle donne fiore di Ledicia Costas
  99. Explorer Academy – Il segreto di Nebula di Trudi Trueit
  100. Il GGG di Roald Dahl
  101. 101 film per ragazzi e ragazze di Sebastiano Barcaroli e Federica Lippi

Alcuni di questi titoli mi hanno riportata con prepotenza in dietro nel tempo, altri invece mi rammentano di stare con i piedi ben piantati in terra e la testa là dov’è sempre… un po’ fra le nuvole…!!!

Quattro chiacchiere con MOONY WITCHER

Da quando ho inaugurato su Into The Read la sezione Kid’s Republic, dedicata ai giovani lettori, un dubbio comincia a farsi spazio nella mia mente: è crisi tra i giovani e la lettura?

moony 2

Il mio parametro sono i miei figli, quindi sabato mattina passeggiando con Carlotta in libreria, alla domanda lei mi ha risposto: “Mamma, lo vuoi capire, alla mia età non leggono”. Carlotta ha sedici anni e tra i miei due figli sicuramente è quella che ha sempre tentato un approccio un po’ più spontaneo con la lettura. Dal canto mio, ho sempre pensato che avendo in casa libri in ogni dove, con un buon esempio e per un naturale processo di identificazione i miei figli poteva non leggere…??? POTEVANO…!!! Sempre con il cellulare a portata di mano… 

E poi è arrivata la conferma, Mario, il più grande dei miei figli da quando ha deciso di accantonare i social quasi definitivamente, ha trasformato la lettura in un piacevole imperativo.

Per cui è probabile che le tecnologie moderne, con tutte le distrazioni che può fornire internet, rappresentino delle divagazioni tali da essere un valido motivo di rottura tra i giovani e la lettura.

Kid’s Republic è stata inaugurata il mese scorso, con la recensione Il lungo viaggio di Garry Hop dell’autrice Moony Witcher, i cui fantasy sono rivolti a una fascia di età che va dagli 8 ai 13 anni. il lungo

Certamente, Moony Witcher, nome d’arte di Roberta Rizzo, è un’autrice che non ha bisogno di presentazioni, basterà fare solo un piccolo ripasso: classe 1957, è nata a Venezia, dopo la laurea in filosofia ha cominciato a frequentare le redazioni dei giornali e da giornalista professionista si è dedicata alla cronaca nera.

Ma nel 2002 con lo pseudonimo di Moony Witcher, pubblica il suo primo romanzo fantasy, Nina, la bambina della sesta luna; sono trascorsi da allora sedici anni ed è sicuramente il più famoso dei suoi racconti, una saga tradotta in 34 Paesi.

Nel 2006 è la volta di un altro suo fortunato personaggio Geno, che dà vita a un’altra serie di racconti fantasy, per giungere al 2007 con La magica avventura di Gatto Fantasio e nel 2009 Morga, la maga del vento. Tutte saghe fantastiche, che hanno coinvolto giovani lettori italiani e stranieri.

Dal 21 marzo scorso, Moony Witcher è in libreria con Il lungo viaggio di Garry Hop, un’avventura sempre a tema fantastico, ma molto attuale, che ho recensito nel mese di ottobre.

Leggendo i suoi libri si comprende subito come quest’autrice riesca non solo a coinvolgere, divertendo con la sua straordinaria creatività, ma impreziosisce il testo con tutti quei valori che ogni giovane lettore dovrebbe far propri. nina

In questo periodo è nel pieno di una fase creativa, sta lavorando a un nuovo fantasy, di cui ci anticipa nel corso dell’intervista, si è resa comunque disponibile, concedendo a Into The Read quest’intervista, così le abbiamo posto una serie di domande inerenti l’attività di scrittrice e l’ingerenza che hanno le nuove tecnologie sui ragazzi.

Ed ecco cosa ci ha risposto…

Ho letto che i tuoi studi filosofici hanno inciso sulla scintilla fantastica, che sta alla base della tua creatività. Com’è avvenuto il passaggio dalla giornalista di cronaca nera, alla scrittrice di libri per ragazzi? 

Il passaggio è avvenuto per amore. Grazie all’ingresso di due bambini nella mia vita, avvenuto nel 2000, decisi di scrivere una storia per loro. Proprio la classica storia da raccontare prima di fare la nanna. Nina, la bambina della Sesta Luna, è nata così. L’intera saga è frutto di una grande passione per la filosofia unita alla felicità di dare ai bambini, a tutti i bambini, un’avventura da vivere nel mondo dell’immaginazione. Devo però precisare che Nina era già un personaggio che albergava nel mio cuore fin da piccola. Era l’amica immaginaria che avevo creato per sentirmi meno sola. Crescendo e diventando adulta dimenticai Nina…ma con l’arrivo di due bambini è rinata. Ed ora è amata da tantissimi miei lettori.

genoJ.K. Rowling, attribuisce ai suoi personaggi nomi che spesso ne identificano il modo di essere. Come avviene in te la scelta dei nomi e quanta importanza hanno nella definizione dei tuoi personaggi? I nomi, tutti i nomi di persone e oggetti, sono frutto di fantasia. Una fantasia che si avvale sempre di studi, ricerche e intuizioni.

I giovani sembrano avere scarsa concentrazione, almeno questo è quello che è emerso da uno studio condotto in Canada dall’University of Western Ontario’s Brain & Mind Institute. Internet, con i social, quindi l’uso massiccio di smartphone e tablet che tipo di incidenza hanno avuto sui giovani? 

Senza demonizzare i social, l’uso degli smartphone e tablet, penso che la velocità richiesta per risposte o post non sia una conquista. Anzi. La velocità non rispetta la riflessione. La velocità impedisce la critica costruttiva. Sono preoccupata perché il tempo è vissuto come grande nemico da sconfiggere. Senza pensare che ogni comportamento, gesto, scritto, azione abbisognano di tempo. Cosa significa fare tutto in modo veloce? Cosa significa scrivere alla velocità della luce senza chiedersi perché o fermarsi a pensare? Tutto viene consumato subito: amicizie, amori, sentimenti. Se le parole hanno un senso, direi che si sta perdendo il loro potere di comunicare. Così come si stanno perdendo valori nei sentimenti e nelle espressioni. Le lacrime o i sorrisi hanno bisogno di rispetto non si possono gettare al vento come fossero nulla. Insomma, che senso ha digitare messaggi a raffica? Che bisogno c’è di bruciare il tempo? Cosa c’è di urgente da fare dopo…e dopo ancora? Confido nei giovani, anche se li vedo spesso persi. Ma non si può generalizzare, la speranza è che l’umanità ritrovi il senso della convivenza civile e non solo nei social.

Eppure sappiamo che i libri aiutano a pensare e quindi a immaginare. Una generazione che non sa fantasticare, che uomini e donne del domani saranno?

L’immaginazione non potrà mai sparire dalla mente degli umani. Fa parte di noi. La lettura aiuta moltissimo e prego perché l’abbandono dei libri sia bloccato. Leggere è una passione, è un divertimento. È vivere tante vite. Ma devo anche dire che spessissimo la scuola, di ogni grado, non aiuta molto ad amare la lettura. Sono contraria ad imporre testi ai ragazzi. La lettura può essere consigliata ma non imposta. Sarebbe auspicabile che i ragazzi decidano cosa voler leggere, magari facendo un giro in libreria. fantasio.jpg

Senso dell’amicizia, rispetto per la diversità, amore per la pace e coraggio trovano spazio nei tuoi libri, tutti elementi che in parte si dovrebbero trasmettere ai figli con il bagaglio educativo e anche formativo. Eppure i più giovani alcune volte ne sembrano privi, perché secondo te? 

Non credo che i più giovani ne siano privi. Penso che non sappiano esprimere cosa provano. Dietro a comportamenti aggressivi o di indifferenza si celano problemi di aggregazione, di solitudine. Quando un libro ti parla di ciò che tu pensi e provi diventa un amico. Un confidente. Uno specchio per guardare la realtà anche attraverso la fantasia e accettarla o cambiarla.  Molti dei miei lettori restano legati ai personaggi e mi ringraziano per averli aiutati a superare momenti bui. E non capita solo con i miei libri…

La velocità e quindi l’immediatezza offerti dalla tecnologia, a cui tutti ci siamo abituati, allontanano sempre più da quel tipo di immedesimazione, concentrazione, ma anche solitudine che richiede per obbligo la lettura. In che modo pensi si possono abituare i più piccoli alla gioia di una buona lettura?

Semplicemente facendo in modo che conoscano le storie che gli scrittori portano alla luce. Veicolando in modo non invasivo il mondo della scrittura. La lettura ne è conseguenza. Almeno lo spero.

La scrittura come si articola nel tuo quotidiano? 

Scrivo circa 10-12 ore al giorno e talvolta anche di più. Scrivo e leggo. Penso e rifletto. Il lavoro di scrittrice è un vero e proprio impegno quotidiano. Ci sono momenti pesanti e giornate luminose e non sempre le idee vanno a buon fine. Amo molto alternare la scrittura con altre attività. Dipingo e cucino. E magari davanti ad un quadro incompleto o a un sugo che bolle mi vengono idee folgoranti per il romanzo che sto scrivendo. Inoltre la musica e il silenzio sono compagni inseparabili. Musica quando ho voglia di calmarmi e silenzio quando desidero ascoltare i miei pensieri.

Il lungo viaggio di Garry Hop avrà un sequel, oppure le sue avventure si sono esaurite con la prima stesura? Puoi anticiparci qualcosa? 

Sì. Garry Hop avrà un seguito. Lo sto scrivendo. Penso che il secondo libro uscirà a fine 2019. La trama non posso svelarla però dico che vi sbalordirà!

La magia è un elemento presente nei fantasy, non possiamo parlare di fantasy senza magia. Perché per i tuoi libri hai scelto l’alchimia? 

morgaL’alchimia è fonte seria di ispirazione. Non è magia ma studio degli elementi della natura secondo interpretazioni filosofiche ed addirittura mistiche. La magia è pur affascinante ma preferisco l’alchimia per la sua base simbolica.

Vuoi parlarci del tuo sito Sesta Luna Servizi Editoriali, un progetto che offre servizi “a tutti coloro che fanno delle parole un solido mestiere”? 

Sesta Luna Servizi Editoriali offre servizi per autori che desiderano far valutare e correggere l’opera. Fare l’editing di un testo non è cosa semplice ma sicuramente fondamentale. Un testo grezzo, seppur scritto decentemente, ha bisogno di una lettura approfondita per nascere come vero libro. Abbiamo molti autori, esordienti e non, che si avvalgono delle nostre competenze. Se alcuni testi sono ritenuti validi vengono poi valutati da una agenzia letteraria che, a sua volta, deciderà se proporli a case editrici. La strada della pubblicazione è irta, bisogna avere molta pazienza e umiltà. Tutti possono scrivere ma non tutti diventano scrittori.  Inoltre non basta aver pubblicato un libro o avere un successo per essere definiti scrittori. Ci sono autori che scompaiono come meteore. Certo, la colpa, se di colpa si può parlare, non è solo dell’autore illuso di toccare il cielo pensando di “avercela fatta” ma anche di certa editoria che divora e non segue chi ha vero talento.

Cosa stai leggendo in questo momento? 

Sto leggendo il secondo volume dei Codici Forster di Leonardo da Vinci. Più che una lettura è un volo fantastico nella mente di un genio senza eguali.

Con il ringraziare Moony Witcher per essersi resa disponibile, vorrei aggiungere a quanto detto che internet non è il male, ma questa è un’epoca in cui il valore assoluto è l’apparire, non l’essere; ogni giorno l’individuo sembra perdere consistenza, assorbendo informazioni ovunque e in ogni momento e acquisendo dati per lo più inutili alla definizione di una identità.

La velocità e l’immediatezza delle informazioni rende passivi, spesso apatici, anche di fronte ai cambiamenti più significativi della vita, si risponde agli impulsi esterni spinti dalla velocità del dire, non del fare, del credere, dell’agire.

La lettura, con tutta la riflessione, concentrazione e compenetrazione che richiede per obbligo, apre la mente e il cuore, permette di costruire un proprio mondo, secondo il personale modo di credere e sentire; leggere ci permette di essere noi stessi, ci rende liberi nelle riflessioni, nei ragionamenti. Leggere preserva il processo mentale, l’immaginazione, permette alla coscienza di coltivare ciò che siamo, no ciò che gli altri vorrebbero che fossimo, leggere ci definisce.

Ecco perché si dovrebbe cominciare a leggere da piccoli, per stimolare proprio quel processo cognitivo che definirà in età adulta: liberi da sovrastrutture mentali, capaci di fantasticare, e magari desiderare e sognare, coltivando una consapevolezza e preservando la mente, elemento fondamentale nella “costruzione” di un individuo senziente, libero da condizionamenti e quindi mentalmente autonomo.

 

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro.

– Umberto Eco –

WASAN L’ARTE DELLA MATEMATICA GIAPPONESE Toshimitsu Hirano

Nella nostra cultura la parola wasan (giapponese 和算) non trova alcun riscontro, in quanto si tratta di un’antica arte legata alla matematica applicata giapponese, risalente al periodo Edo (1603 – 1868), quando il Giappone si isolò completamente dal resto del mondo. Due secoli dopo, sotto il governo Meiji, iniziò l’occidentalizzazione, con l’introduzione delle scienze matematiche e quindi della matematica europea, ma fino a quel momento fu il wasan a influenzare le discipline scientifiche  giapponesi.

wasan

In Giappone, il wasan ha sempre goduto di un ampio seguito di appassionati grazie alla sua unicità, all’importanza storica e ai vari livelli di difficoltà che rendono alcuni dei problemi semplicemente divertenti e ingegnosi.

I 12 quesiti matematici più antichi del wasan (o matematica giapponese) sono proposti in questo saggio da Toshimitsu Hirano, docente alla Kyoto Women’s University; nel 2008, essendo venuto a conoscenza dei sangaku (che letteralmente significa “tavoletta di calcolo”) del tempio di Yasui Kompiragu a Kyoto, il professore Hirano ha raccolto questo suo studio in Wasan L’arte della matematica Giapponese.

Il principio primo del libro è che vi sono delle creazioni artistiche, tipiche del Giappone, legate anche e non solo ad aspetti della vita quotidiana, che non possono essere realizzate senza l’applicazione del wasan, come a esempio la lanterna tourou, le strisce poetiche tanzaku, le bambole tsuchi-ningyo, sino ad arrivare ad aspetti della vita pratica, quali la preparazione delle torte di riso noshimochi, la disposizione dei crisantemi, ecc. I 12 sangaku riportati in questo saggio sono i più antichi e offrono tutti gli elementi per poter cercare di  sfidarsi risolvendoli, in un percorso che, partendo dal procedimento più complesso, giunge al più semplice, fornendo la chiave di applicazione con soluzione finale.

Un esempio di problema contenuto nel saggio:

Oggi è la Festa dei crisantemi, e quindi vorresti mettere dei crisantemi in alcuni vasi da fiori. Hai 5 tipi di crisantemi e 5 tipi di vasi. Se metti un tipo di crisantemo in ogni vaso, quante combinazioni differenti sono possibili?

È anche vero che non vi è nulla di più distante della matematica dal mio modo di essere, questa disciplina, che con me da scienza si fa fantascienza, ha sempre rappresentato un grosso problema, siamo divergenti, eppure contro ogni logica ho deciso di acquistare il libro, poiché fornisce spunti storici e cognitivi interessanti e stimoli mentali che spingono a misurarsi con un passato sì complesso, ma al contempo armoniosamente ben strutturato. Infatti, l’armonica perfezione è l’elemento su cui poggia lo sviluppo dei sangaku, che venivano appesi fuori dai templi per sfidare e quindi incuriosire tutti coloro che ne erano interessati, senza fare distinzione di età, sesso e ceto sociale.

Contare il numero di foglie, che cadono in un dato periodo di tempo, o misurare la distanza dall’orizzonte e ancora calcolare le offerte al tempio diventa un avvincente rompicapo per tutte quelle menti matematicamente allenate, che solo con l’applicazione del wasan trovano il punto di equilibrio per essere risolti.

Per cui il wasan, con i suoi principi matematici, fornisce all’estetica giapponese, nel divenire creazione artistica, la sua soddisfazione, facendo ricorso a quel perfetto equilibrio che, senza il principio di armonia, non avrebbe alcun valore per questa particolare cultura.

Leggendolo, vi scervellerete… già lo so!

 

QUARTA DI COPERTINA

Per oltre due secoli, tra il 1603 e il 1868, il Giappone visse un lungo periodo di isolamento, durante il quale interruppe quasi del tutto le relazioni con il resto del mondo e sviluppò una cultura unica e originale. In quegli anni nacque la poesia haiku e fiorì la matematica che prende il nome di wasan, una pratica antica che unisce la creatività dell’arte, l’intuito della filosofia e la precisione della scienza. Il wasan era praticato,da studenti ma anche da persone comuni, che affrontavano problemi matematici per divertimento e per risolvere le necessità della vita quotidiana, come costruire un ventaglio e disporre i fiori nei vasi. I quesiti erano disegnati su piccole tavolette di legno, i sangaku, che venivano appese di fronte ai templi per sfidare i passanti a scrivere la soluzione sul retro della tavola. Una matematica partecipativa e divertente, di cui nei secoli si sono perse le tracce e che questo libro riporta finalmente alla luce. Un tuffo in una cultura sconosciuta attraverso 12 giochi matematici ispirati alla vita di tutti i giorni, una sfida per i lettori di tutte le età che aspetta di essere risolta da 150 anni.

 

Chi è Toshimitsu Hirano?

Toshimitsu Hirano insegna alla Kyoto Women’s University e utilizza i principi del wasan per le sue lezioni e conferenze. Nel 2008, grazie alla segnalazione di uno studente, ha scoperto i sangaku del tempio di Yasui Kompiragu a Kyoto, da cui ha tratto i problemi contenuti in questo libro.

 

DETTAGLI

Autore: Toshimitsu Hirano

Editore: La nave di Teseo

Collana: Le Onde

Data uscita: 18 ottobre 2018

Pagine: 180

Formato: brossura, illustrato

Illustrazioni: Jessica Lagatta

Lingua: Italiano

Traduzione: Rino Serù

EAN: 9788893446532

Listino: € 15,00

IL LUNGO VIAGGIO DI GARRY HOP Moony Witcher

Buongiorno lettori e buon mercoledì,

con questa recensione del mese di ottobre inauguro una nuova sezione di INTO THE READ, dedicata alla letteratura per ragazzi, Kid’s Republic sarà la categoria di riferimento.

Mi capita spesso di riflettere sul fatto che un blog come Into The Read non dovrebbe prescindere dal recensire libri per ragazzi, perché ritengo che un lit-blog non può definirsi tale senza considerare anche i lettori più giovani.

il lungoCosì ho scelto l’ultimo libro dell’autrice Moony Witcher, un fantasy dal titolo IL LUNGO VIAGGIO DI GARRY HOP, dove elementi magici e mistici si uniscono alle forze della natura per dar vita a una grande avventura, articolata in 208 pagine. Garry Hop è infatti il protagonista del racconto, un giovane eroe di undici anni, che comincia un viaggio fantastico alla ricerca di un luogo magico, l’Isola di Hunnia, in grado con la sua particolare vegetazione di alleviare le sofferenze di due popoli sempre in guerra, quello dei Fiderbi e dei Verroti, ma soprattutto di salvare la vita della propria mamma, nota guaritrice verrota.

Come vuole la buona tradizione, tutto prende il via con una sequenza di parole magiche opportunamente pronunciate, Giovine vagante, passo felpante e basta solo questo per far scaturire tutta quella fascinazione alchemica, che ha permesso all’autrice di creare un fantasy ben articolato, con tutti gli elementi tipici di questo genere letterario: abbiamo la ricerca di un luogo magico (Isola di Hunnia) che spinge un giovane eroe, in compagnia di quella che inizialmente dovrebbe essere un’acerrima nemica, a cominciare un’avventura; personaggi dotati di magici poteri, come Bandeo Gropiùs, saggio sciamano dell’isola e conoscitore della magia alchemica, che scaturisce dallo stesso luogo in cui risiede; la continua lotta del bene contro il male e la presenza di creature fantastiche, capaci di suscitare grande tenerezza: indimenticabili i Mani Grandi, le Uncinate, le Occhioline Lente, ma anche orrore come i sanguinari Tauri. Chi sono? Per saperne di più dovete leggere il racconto.

Con gli occhi colmi di gioia proseguì il viaggio verso la Riserva di petali. Più si avvicinava più era intenso il profumo che sentiva. Solo poche Occhioline Lente giocavano tra cumuli di petali di colori diversi. Grandi, piccoli, ovali e lunghi, tondi e sferici. Petali che emanavano un’energia inebriante.

Nei fantasy la morale non è sempre dovuta o necessaria in quanto, a differenza della favola, il racconto fantastico non deve necessariamente educare, ma bensì intrattenere e quindi divertire, eppure ne Il lungo viaggio di Garry Hop la morale fa da padrona, cercando di insegnare ai più giovani quanto la diversità possa rappresentare una fonte inesauribile di conoscenza, scambio e riflessione, cosicché nel corso della narrazione non costituisce un ostacolo, bensì permette di superare pericoli e stringere legami forti e duraturi, abolendo quindi ogni pregiudizio.

Alina spostò lentamente la mano dal suo tatuaggio e fece per accarezzare il viso di Garry.

Ma si trattenne: “Siamo diversi”.

Il giovane Hop le prese la mano: “Nella diversità c’è uguaglianza. Ecco quello che penso da quando ti ho incontrata”.

Anche gli antagonisti hanno sempre qualcosa da insegnare, là dove l’errore viene mostrato come tale. Durante il viaggio, infatti, la natura brutale di Alina sembra subire un cambiamento dovuto alle parole di Garry, che pian piano fanno breccia nell’animo della ragazzina, inizialmente ostile e combattiva, il cui carattere era stato strutturato non solo dal dolore per la perdita dei genitori a opera del nemico verrota, ma anche dalla crudele presenza dello zio Kornelius, che l’aveva costretta a una vita dura e piena di pericoli.

Alina si alzò e andò verso il piccolo braciere. Era talmente emozionata che riuscì a sussurrare solo poche parole: “Salvando Hunnia salveremo noi stessi”.

Un libro quindi dove luce e ombre, bene e male, solo scontrandosi danno vita a una varietà infinita di colori, rendendo il tutto complementare.

La descrizione di paesaggi fantastici arricchisce la narrazione di Moony Witcher, con una natura rigogliosa ed esplosiva, da cui si possono attingere tutti quei medicamenti che permettono di superare anche malattie incurabili, perché a Hunnia la magia può tutto…!!! Ciò spinge il lettore al rispetto della stessa natura, che diviene strumento di pace e al contempo di insegnamento, facendo comprendere che bisogna sempre credere in se stessi e nelle proprie capacità.

Per cui Il lungo viaggio di Garry Hop si rivela una grande storia di crescita, un elogio alla pace e al valore della diversità, in grado di affascinare e coinvolge tanto i grandi, quanto i piccoli lettori, anche perché come sosteneva C.S. Lewis una storia per bambini che piaccia solo ai bambini non è un granché.

Dico questo poiché il difficile in un fantasy è riuscire a rendere credibile l’incredibile agli occhi dei lettori, anche di quelli più smaliziati, ma Moony Witcher ha la capacità di creare atmosfere incantate e magiche, sostenute da un coinvolgente clima figurale, tale da permettere di viaggiare verso l’Isola di Hunnia sostenuti dal solo senso del fantastico e dell’irreale, senza minimamente cadere nell’illusione della finzione fantastica. Il tutto si mostra credibile, pur trattandosi di un costrutto legato all’immaginazione, con in più la veridicità di una morale, che diviene consequenziale al racconto stesso.

Come diceva giustamente Sir James Matthew Barrie, autore di Peter Pan, c’è un’Isola-che-non-c’è per ogni bambino, e sono tutte differenti

Ogni dolore si sconfigge

con la purezza del pensiero.

Dove si toccano le nuvole,

là si riflette la verità degli sguardi.

Usa mani e cuore,

solo così sentirai la voce di fiori e foglie.

E alla fine ringrazierai gli animali magici

che ti accompagneranno nel cammino.

                                       Bandeo Gropiùs

            Sciamano dell’Isola di Hunnia.

 

QUARTA DI COPERTINA

Mentre le città di Bessia e Karan si consumano in una guerra lacerante tra i loro cittadini, i Fiderbi e Verroti, Garry Hop, che ha già perso suo padre, vive il dolore della malattia della madre, destinata a non sopravvivere in assenza di medicine. L’unico in grado di darle salvezza e salute è il vecchio sciamano Bandeo Gropiùs, che risiede nella magica isola di Hunnia, proprio la causa del contendere tra i due popoli. Garry, di nascosto, parte alla volta dell’isola e comincia un viaggio che sarà per lui un’immensa scoperta, di luoghi, sentimenti e verità. A cambiare il suo sguardo sul mondo sarà l’incontro con una giovane Fiderba, Alina: i due ragazzi, destinati a conoscersi nell’odio, si ritroveranno compagni di viaggio e, infine, amici.

 

Chi è Moony Witcher?

Moony Witcher è lo pseudonimo di Roberta Rizzo, giornalista e scrittrice nata a Venezia nel 1957. Laureata in Filosofia presso L’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha conseguito il diploma Irrsae Veneto come Formatore dei formatori.
Nel 1985 inizia la carriera giornalistica che la porterà a ricoprire numerosi incarichi nei diversi quotidiani del Gruppo editoriale “L’Espresso”, fino alla decisione di dedicarsi solo alla scrittura.
Nel 2002 pubblica con il nome d’arte Moony Witcher, il primo romanzo fantasy La bambina della Sesta Luna raggiungendo i vertici delle classifiche. La saga è tradotta nel mondo in 34 paesi.
Attualmente l’intera produzione dei romanzi ha raggiunto i due milioni di copie vendute solo in Italia.
Dal 2004 è amministratore delegato della società “Sesta Luna srl” che organizza eventi e Corsi di Scrittura Creativa in tutta Italia per giovani e giovanissimi.
Nel 2007 e 2008 con Sesta Luna promuove il primo festival per ragazzi dedicato alla creatività, il “Fantasio Festival-Fantasio Giovani”.
Nel sito ufficiale www.moonywitcher.com organizza corsi di scrittura on-line per bambini, giovani ed adulti.

 

DETTAGLI

Editore: Giunti

Collana: Biblioteca Junior

Copertina: Cartonato con sovraccoperta

ISBN – EAN:  9788809863651

Data di pubblicazione: 21 Marzo 2018

Pagine: 208

Prezzo: € 12,00

 

LE SORELLE DONGURI Banana Yoshimoto

Vogliono avere la certezza che lanciando un sassolino in questo oceano così vasto potranno vedere comunque i cerchi nell’acqua. Vogliono sapere che dall’altra parte c’è qualcuno, anche se si tratta di qualcuno che non potranno mai vedereyoshimoto

Banana Yoshimoto, l’autrice giapponese più amata dagli italiani, torna in libreria sempre per Feltrinelli con LE SORELLE DONGURI. Il costrutto narrativo ruota attorno a tutti gli elementi tipici dell’autrice, sembra quasi di riuscire a percepire il profumo del samgyetang, piatto tipico coreano, spesso citato nel corso della narrazione.

LE SORELLE DONGURI sono due giovani ragazze giapponesi, rimaste orfane, il cui percorso di vita ha lasciato in ognuna segni indelebili, sui quali hanno strutturato la propria personalità: Guriko, la voce narrante, è la più piccola e la più introversa, che ha permesso al dolore di renderla sì sensibile, ma al contempo fragile e poco avvezza alla socializzazione; di contro, la maggiore delle due sorelle, Donko, è estroversa, quella che ama farsi attraversare dai sentimenti, senza però volerne rimanere del tutto coinvolta.

Credo che sia difficile trovare la felicità da adulti se non si è assaporata davvero l’infanzia, ma in fondo noi avevamo cercato disperatamente di riprendercela.

Le due sorelle, dopo la morte del nonno, decidono di aprire un sito di posta del cuore, che darà l’occasione a Guriko di seguire una serie di segni, che la condurranno da ciò che si mostra come un semplice sogno a una realtà dolorosa, legata ad un amore del passato. Il tutto narrato con grande delicatezza e perseguito con un’incognita di fondo…

Che succederebbe allora? Se tutto fosse un sogno, intendo. Se tu e io in realtà fossimo morte nello stesso incidente dei nostri genitori e stessimo solo sognando di essere vive. Se questo cielo e tutte le ceramiche che abbiamo comprato oggi fossero solo un sogno.

Con LE SORELLE DONGURI, Banana Yoshimoto ci mostra un universo apparentemente fragile, costruito intorno a sensazioni, percezioni e suggestioni oniriche, che trovano conferma e manifestazione nella realtà.

Tutto il racconto è percorso da un profondo amore per la natura, la cui purezza si sposa con quell’armonia tutta giapponese, sostenuta da equilibri, quasi a riflesso dello svolgimento della storia personale delle sorelle Donguri.

Per strada c’era sempre qualcuno che ci fermava e si metteva a parlare, quindi non ci sentivamo mai sole, senza contare che eravamo circondate dalla natura. I tramonti erano immensi, la luna e le stelle splendenti, era pieno di fonti termali, gli inverni erano relativamente temperati, le primavere un tripudio di gemme.

E anche in questo libro tornano i temi cari all’autrice: la morte, quindi la sofferenza dovuta alla perdita, il ripiegarsi nel dolore per raggiungere quella rinascita, che solo la riscoperta dei legami affettivi offre. Le sorelle Donguri vengono delineate nel consueto stile della Yoshimoto, che ricorre sempre a una scrittura molto femminile: le protagoniste sono due donne in bilico tra il dolore e la speranza, che rifiorisce non soltanto attraverso l’autoguarigione, soprattutto di Guriko, ma grazie anche all’amore di chi sta loro vicino, rendendole sempre più forti e fiduciose. In tutto questo Banana Yoshimoto mette in gioco una serie di elementi, quali estetica e trascendenza, per una storia avvincente e delicata.

Nel corso degli anni ho avuto modo di leggere diversi libri dell’autrice, tra cui H/H, Ricordi di un vicolo cieco e Il giardino segreto per il quale non mi resi conto che faceva parte di una quadrilogia, di cui mi mancavano i due libri precedenti. Eppure, pur sembrando sospeso in un limbo di elementi mancanti, dato che non conoscevo nei particolari la vicenda della protagonista, la storia mi ha coinvolta con il suo stile trascinante, fatto di periodi brevi e arricchito da pensieri e parole preziose che, così come accade in tutti gli altri libri di Banana Yoshimoto, spingono il lettore a riflettere sui grandi temi della vita.

Infatti, tutti i mondi tracciati dall’autrice sono immutabili nel tempo, le atmosfere spesso rarefatte, tipiche dei sogni, si infrangono come bolle di sapone; le sue storie non hanno trame complesse o sovrastrutturate e le vicende, che coinvolgono i suoi personaggi, se pur intrise di dolore e sofferenza, hanno sempre qualcosa di prezioso, raffinato, ricercato, sofisticato, insomma tutto si fa bellezza. I vari stati d’animo dei suoi protagonisti, le considerazioni sul vivere e sul morire, i progressi con il conseguente superamento e la rinascita si avvicendano con la sofisticata raffinatezza letteraria tipica di quest’autrice.

Quindi LE SORELLE DONGURI si rivelano sicuramente una lettura dai tratti spiritualmente positivi, il cui arricchimento interiore attinge direttamente dalla tradizione culturale nipponica, pronta sempre a offrire vari spunti di riflessione per una cultura tanto diversa dalla nostra.

Quando non si esce di casa per tanti giorni, nella nostra testa il mondo diventa a poco a poco più grande di quello reale. Senza che ce ne accorgiamo, le nostre fissazioni prendono il sopravvento.

 

QUARTA DI COPERTINA

Rimaste orfane, Guriko e Donko gestiscono un sito di posta del cuore che si chiama Le sorelle Donguri (donguri significa ghianda in giapponese). Donko è tanto energica e indipendente quanto la sorella è solitaria e taciturna. Questo fino a quando Guriko riceve il messaggio di una donna che le scrive del dolore per la perdita del marito, parole che inducono Guriko a ripensare al suo primo amore, Mugi, incontrato ai tempi della scuola e poi sparito nel nulla. Segretamente cova da sempre il desiderio e la speranza di ritrovarlo, decide allora di interrompere la sua clausura e di andare a cercarlo.
Attraverso la delicata voce narrante di Guriko, Banana Yoshimoto affronta temi quali la perdita e il superamento del dolore, ponendo l’accento sul potere salvifico della condivisione e sulla capacità dei sogni di sciogliere tensioni e problemi.

 

Chi è Banana Yoshimoto?

Banana Yoshimoto (Tokyo, 1964) ha conquistato un grandissimo numero di lettori in Italia a partire da Kitchen, pubblicato da Feltrinelli nel 1991, e si è presentata come un autentico caso letterario. Dei suoi altri libri, tutti pubblicati da Feltrinelli, ricordiamo: N.P. (1992), Sonno profondo (1994), Tsugumi (1994), Lucertola (1995), Amrita (1997), Sly (1998), L’ultima amante di Hachiko (1999), Honeymoon (2000), H/H (2001), La piccola ombra(2002), Presagio triste (2003), Arcobaleno (2003), Il corpo sa tutto (2004), L’abito di piume (2005), Ricordi di un vicolo cieco (2006), Il coperchio del mare (2007), Chie-Chan e io (2008), Delfini (2010), Un viaggio chiamato vita (2010), High & Dry. Primo amore (2011), Moshi moshi (2012), A proposito di lei (2013),  Andromeda HeightsIl Regno 1 (2014), Il dolore, le ombre, la magia. Il Regno 2 (2014), Il lago (2015), Il giardino segreto. Il Regno 3(2016), Another World. Il Regno 4 (2017), Le sorelle Donguri (2018) oltre ad alcuni racconti nella collana digitale Zoom (Moonlight Shadow, 2012, Ricordi di un vicolo cieco, 2012, La luce che c’è dentro le persone, 2011). Banana Yoshimoto ha vinto il premio Scanno nel 1993, il premio Maschera d’Argento nel 1999 e il premio Capri nel 2011.

 

DETTAGLI

Editore: Feltrinelli

Data d’uscita: Giugno 2018

Collana: I Narratori

Pagine: 112

Prezzo: 12,00€

ISBN: 9788807032943

Genere: Narrativa

Traduttore: Gala Maria Follaco

 

L’ATLANTE DELL’INVISIBILE Alessandro Barbaglia

invisibileLe cose infinite non finiscono, continuano invisibili.

Come promesso, eccomi con l’ultimo libro di Alessandro Barbaglia che, nel corso di queste giornate estive, mi ha tenuto buona compagnia, una lettura molto interessante per diversi aspetti.

Intanto, siate preparati al fatto che con L’Atlante dell’Invisibile si piange e anche tanto, perché la bellezza quando è veramente tale, emozionando, commuove…

Alessandro Barbaglia ha una mente geniale, un cuore da bambino, con un animo da poeta e tutta la gentile tenerezza del suo animo impregna ogni pagina di quest’ultima fatica.

Il libro prende le mosse da una protesta, quella di tre bambini Dino, Sofia e Ismaele (anche se sarebbe più giusto dire Giulio, ma capirete il perché solo leggendo l’Atlante), che proprio non ci stanno a farsi cambiare la vita, infatti l’ingegnere, che “non guarda, perlustra; l’ingegnere non respira, annusa; l’ingegnere non tocca: ottiene”, nel perseguire i propri fini sta per togliere loro quanto di più prezioso posseggono, il luogo di appartenenza, un luogo dove si coltivano sentimenti, quelli buoni, quindi veri e soprattutto la fantasia, quella che fa volare lontano, quella capace di nutrire il cuore e la mente, infondendo energie positive e che poi rappresenta la base della loro amicizia.

Dopo la pioggia in montagna, la terra di sera sembra un frutto sbucciato. E dai tonni di fieno bagnati si alza un lieve fiato umido, come un respiro.

Correva l’anno 1989 a Santa Giustina, in Val di Non, un paesino fatto di baite di legno, ai piedi delle Dolomiti, che sembra destinato a scomparire a causa di un lago artificiale, che sommergerà tutto del tutto: il prato, le lumache, il primo bacio, i ricordi. E allora cosa fare se non ribellarsi, in un modo assolutamente unico e che solo tre bambini come Ismaele, Dino e Sofia possono escogitare: rubando la luna, per nasconderla là dove solo l’invisibile permette di cogliere l’essenziale, quindi nell’Atlante dell’Invisibile.

E a tutto questo s’intrecciano altri personaggi, come Elio e Teresa, che ai tempi del progetto del lago si erano innamorati durante il Giro d’Italia, proprio mentre Fausto Coppi, in testa, regalava uno stacco di quindici minuti, grazie ai quali avevano potuto ballare, perdendosi l’uno nel cuore dell’altra.

Era così che si volevano bene. In quel loro puntare sempre al meglio tenendo la strada del giusto. Ecco come erano riusciti a litigare ogni giorno della loro vita insieme senza mai perdere la meraviglia e la gioia di quel modo nuovo di guardare la Terra, sapendo che la Terra è soprattutto acqua. Fluida, mobile. Come tutto ciò che è vita.

Elio è un costruttore di mondi, anche se sarebbe più giusto parlare di mappamondi, se non fosse che anche lui riesce a scrutare l’invisibile, portandolo a realizzare mappe fantastiche, che poco hanno a che fare con il reale. E se per John Locke lo spazio era l’estensione di Dio, per Elio forme e confini, fiumi e laghi, terre e mari sono l’esternazione della manifestazione creativa della sua mente. Così sposta le montagne per fare sognare Teresa, posiziona i laghi in modo sbagliato per fare immaginare Teresa, quindi ipotizza confini come una nuova possibilità, non come un errore.  Ma ecco che subito Teresa corregge le stravaganze di Elio, per dare un senso a ciò che apparentemente senso non ha.  Il loro amore, sempre in perfetto equilibrio tra sogno e realtà, perdura nel tempo, mentre il destino li lega a quello dei bambini Dino, Sofia e Ismaele, per condurre Teresa in una notte magica, che darà significato e conclusione a questo tenerissimo e anche un po’ surreale/surrealista libro di Alessandro Barbaglia.

Nel corso della narrazione, leggendo si avrà modo di rispolverare una grande lezione, impartita tempo fa dallo scrittore Antoine Saint Exupery, con Il Piccolo Principe insegnò che On ne voit bien qu’avec le coeur. L’essentiel est invisible pour les yeux – Si vede bene solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.

I grandi libri sono come le grandi canzoni e le belle persone, rapiscono la mente si impossessano del cuore.

Ci sono momenti che non passano, mai. Sono pezzi di infinito: infinito presente. Se ci penso bene sono tutti i momenti di cui ho scritto nell’Atlante. Sono momenti che saranno lì per sempre, porzioni di tempo a cui non puoi scavar via nemmeno un istante, non puoi erodere neppure un secondo. Infinito presente. Ecco cosa diventano.

 

 

QUARTA DI COPERTINA

Ismaele, Dino e Sofia hanno quarantadue anni in tre quando nel 1989, in una sera di fine estate, rapiscono la luna in segno di protesta. Vivono a Santa Giustina, un lontanissimo paese fatto di baite di legno ai piedi delle Dolomiti che sta per essere sommerso da un lago artificiale, portandosi dietro tutti i loro ricordi, le gare con le lumache, il prato del castagno, i primi baci. Il progetto della diga risale al 1946. Ai tempi, gli abitanti di Santa Giustina non accettarono di abbandonare le loro case per trasferirsi al “paese nuovo” e rinunciarono ai benefici promessi nel caso di una resa immediata. Si avvicina però il momento dell’esproprio definitivo. Proprio negli anni Quaranta si sono conosciuti Elio e Teresa, e precisamente il 19 marzo 1946, in un bar Sport gremito di una folla accalcata per seguire la cronaca radiofonica della prima Milano-Sanremo del dopoguerra. Senza essersi mai visti né incontrati, Elio e Teresa – ormai anziani e da sempre innamorati l’uno dell’altra e del loro paese vicino a Milano – e i quattordicenni Dino, Ismaele e Sofia sono tormentati dalle stesse domande: “dove vanno a finire le cose infinite?”, “dove si nascondono l’infanzia, l’amore o il dolore quando di colpo svaniscono?”. E se Elio, per rispondere, costruisce mappamondi dalle geografie tutte inventate e sbagliate – descrivendo così la terra magica dove abita l’invisibile e costringendo Teresa a correggere tutto con puntiglioso realismo -, i bimbi di Santa Giustina via via che crescono si allenano a non smettere di scorgere l’invisibile tra le pieghe del reale e a conservarlo a modo loro, in una sorta di gioco segreto. In una danza fatta di immaginazione, ricordo ed elaborazione del lutto, Teresa incontrerà i bambini diventati adulti nella notte più incredibile delle loro vite: quella durante la quale, per pochi istanti di eternità, riemergerà il paese sommerso di Santa Giustina. E con lui l’amore, il dolore, l’infanzia e tutta la meraviglia che si nasconde nell’invisibile.

In uno stile romantico e inimitabile, capace di portare in poche pagine il lettore dal riso alla commozione più profonda, Alessandro Barbaglia con questo suo secondo romanzo regala a chi lo legge un gioiello che raggiunge straordinarie vette di intensità e poesia.

Chi è Alessandro Barbaglia

Poeta e libraio, è nato nel 1980 e vive a Novara. Nel 2017 ha pubblicato con Mondadori La Locanda dell’Ultima Solitudine, finalista al Premio Bancarella. L’Atlante dell’Invisibile è il suo secondo romanzo.

 

DETTAGLI

Autore: Alessandro Barbaglia

Editore: Mondadori

Collana: Novel

Formato: Brossura

Data uscita: 22 Maggio 2018

Pagine: 202

ISBN: 9788804687597

Prezzo: € 17,00

LETTURE ASSOLATE… cosa leggo quest’estate…!!!???

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Ed eccoci giunti al 23 giugno con temperature, almeno in Sicilia, che si avvicinano più a un anticipatario autunno e preannuncianti una tardiva estate; editorialmente parlando invece è un’esplosione di iniziative, promozioni legate al periodo estivo  e nuove uscite che vedono coinvolte le librerie non solo qui a Catania, ma anche fuori porta, ve ne segnalo qualcuna…

Intanto, per chi si trovasse in zona Piacenza, la libreria Bookbank Libri D’altri Tempi ha deciso di lanciare un’iniziativa molto interessante e a mio avviso fuori dall’ordinario, indicata come Una libraia tutta per sé e che si riassume in un Buono Felicità, perché l’obiettivo di Sara Marenghi, titolare della Bookbank è proprio questo, far sì che chi si reca nella sua libreria possa uscirne una persona felice. book2

Ora per farvi comprendere al meglio in cosa consiste esattamente il tutto, riporto le istruzioni per l’uso nella sua sintesi presentate da Sara Marenghi e Valeria Zangrandi, che ha contribuito alla costruzione dell’idea, ecco i dettagli: tu dovrai solo scrivermi, decidere quando godere della tua magia e rispondere a un piccolo questionario che mi aiuterà a capire i tuoi gusti in fatto di libri, musica e sapori.

Poi, quando arriverà il giorno del nostro appuntamento, ci troveremo qui in Bookbank e… chiuderemo il mondo fuori. Ti racconterò i libri che ho selezionato in base alle tue risposte, se ti andrà te ne leggerò alcuni brani, chiacchiereremo di parole e letteratura. Sceglierai tra vecchi vinili la musica che ci accompagni: in libreria, solo note leggere, il fruscio delle pagine e il profumo di una tisana letteraria – o il silenzio incantato di un bicchiere di vino.

Quando il tuo tempo sarà finito, deciderai quali libri portare con te – tra quelli che ti ho consigliato ma non solo, il catalogo Bookbank è a tua disposizione – e spero che insieme ai libri terrai con te anche un po’ di magia.

Trovo che sia un progetto interessante, da non perdere assolutamente, il tutto è in linea con i meravigliosi e numerosi progetti di Sara Marenghi e della sua straordinaria Bookbank Libri D’altri Tempi di Piacenza.

Per maggiori dettagli basterà cliccare qui

E ancora, per un’estate all’insegna della lettura sotto l’ombrellone, in riva a un lago, in cima a una montagna o in qualunque altro luogo possiate desiderare di trovarvi, basterà far scorpacciate di libri usufruendo della promozione che ormai da qualche anno interessa La Feltrinelli, infatti dal 26 aprile al 31 agosto potrete acquistare due libri, dell’Universale Economica Feltrinelli, su una vasta e interessante scelta di 50 titoli, a soli € 9,90; questi quelli scelti per Into The Read:

Mauro Corona La casa dei sette ponti 

Erri De Luca La natura esposta

Yukio Mishima Musica

Stefano Benni Prendiluna

Banana Yoshimoto Kitchen

Isabel Allende Amore.

E tantissimi altri ancora, con altrettanti autori, aspettano di essere acquistati in tutte le librerie…

basilicoL’estate tuttavia è breve, in soli tre mesi consuma le sue aspettative di relax (per chi può) e divertimenti, così ho deciso di concentrare le mie ore libere su un solo titolo fra quelli che avrei voluto leggere, dato che le mie indecisioni spaziavano da Paolo Giordano e il suo tanto atteso Divorare il cielo, all’ultimo libro di Giuseppina Torregrossa Il basilico di Palazzo Galletti, presentato dall’autrice proprio ieri pomeriggio presso la Libreria Cavallotto di Viale Jonio, a Catania e ancora Io resto qui di Angelo Dilivio e La donna alla finestra di A.J. Finn un intricato thriller, sul genere Hitchcock, il cui titolo richiama proprio il film La finestra sul cortile.

Quindi, spazzata via ogni indecisione, alla fine l’unica recensione di questo periodo estivo sarà dedicata al libro di Alessandro Barbaglia L’Atlante dell’Invisibile, un libroinvisibile con una quarta di copertina tanto accattivante e coinvolgente non poteva non carpire il mio interesse…

Ti sei mai chiesto dove va a finire

Tutto quel bianco quando la neve si scioglie?

O il vento quando smette di soffiare,

o le quattro di pomeriggio quando arrivano le cinque?

Ti sei mai chiesto dove vanno a finire

Le cose infinite quando finiscono? – da L’Atlante dell’Invisibile di Alessandro Barbaglia.

 

Vorrei anche anticiparvi alcune uscite e segnalarvi quelle più recenti, per questo mese di giugno in libreria:

il 28 giugno troverete disponibile l’ultimo libro di

yoshimotoBanana Yoshimoto

LE SORELLE DONGURI

Feltrinelli Editore

€ 12,00

Rimaste orfane, Guriko e Donko gestiscono un sito di posta del cuore che si chiama Le sorelle Donguri (donguri significa ghianda in giapponese). Donko è tanto energica e indipendente quanto la sorella è solitaria e taciturna. Questo fino a quando Guriko riceve il messaggio di una donna che le scrive del dolore per la perdita del marito, parole che inducono Guriko a ripensare al suo primo amore, Mugi, incontrato ai tempi della scuola e poi sparito nel nulla. Segretamente cova da sempre il desiderio e la speranza di ritrovarlo, decide allora di interrompere la sua clausura e di andare a cercarlo. Attraverso la delicata voce narrante di Guriko, Banana Yoshimoto affronta temi quali la perdita e il superamento del dolore, ponendo l’accento sul potere salvifico della condivisione e sulla capacità dei sogni di sciogliere tensioni e problemi. Guriko e Donko, due sorelle rimaste orfane da bambine, aprono un sito di posta del cuore. Se all’inizio è soprattutto un gioco, ben presto diventa un’occupazione a tempo pieno colma di inattese rivelazioni.

 

Il 14 giugno è uscito il nuovo libro di

Coelho-hippiePaulo Coelho

HIPPIE

edito da La nave di Teseo

€ 18,00

Nel suo romanzo più autobiografico, Paulo Coelho ci porta a rivivere il sogno di rivoluzione e pace della generazione hippie.

Karla è una ragazza olandese, che sogna il Nepal e aspetta di incontrare il compagno ideale per iniziare questo viaggio. Paulo, l’altro protagonista, è un giovane brasiliano che vuole diventare scrittore: porta i capelli lunghi e gira il mondo alla ricerca della libertà, del significato più profondo dell’esistenza.

Le loro strade si incontrano ad Amsterdam nel 1970 e insieme decidono di partire per l’Asia a bordo del Magic Bus, lungo la rotta hippie. Sulla strada vivono una straordinaria storia d’amore, in un susseguirsi di avventure e incontri occasionali destinati a lasciare il segno.

Durante il viaggio dall’Europa a Kathmandu, Karla, Paulo e i loro compagni affrontano desideri e paure, vivono grandi e piccole rivoluzioni e trasformano le proprie vite abbracciando nuovi valori che li cambieranno per sempre.

 

Dal 10 giugno è disponibile

_una-lunga-vita-da-idealista-1526156247UNA LUNGA VITA DA IDEALISTA

di Jean-Michel Guenassia

edito da Salani Editore

€ 18,00

«A chi mi domanda la ragione dei miei viaggi, rispondo che so bene da cosa fuggo, e non cosa cerco». Con questa famosissima frase di Montaigne si conclude la storia di Thomas Larch, inglese in India e indiano in Inghilterra, Signor Nessuno sfiorato da fama planetaria, ingenuo e sincero, istintivo e spigoloso: un protagonista come solo Jean-Michel Guenassia sa raccontare intessendo le vicende individuali nella trama della Storia. Bambino e adolescente sensibile e introverso, Thomas sembra condannato a perdere tutte le persone che gli sono care: la donna che l’ha cresciuto, la madre, il primo amore, gli amici, mentre il rapporto con il padre s’incrina fino a spezzarsi. Appena l’età glielo permette fugge di casa per arruolarsi nei Royal Marines: quindici anni di teatri di guerra, dall’Irlanda del Nord all’Iraq, dove inciampa continuamente nella morte e sempre sopravvive, al punto da diventare un caso mediatico. A un soffio dalla ricchezza e dal potere, nella sua innocenza di eterno idealista Thomas sceglie di restare se stesso, e perciò perde di nuovo tutto. È a questo punto che accetta l’incarico di cercare una persona scomparsa in India: proprio là, dove tutto è cominciato e dove tutto, in un finale mozzafiato, può ricominciare.

E ancora

_orrore-1526157286ORRORE

di Pietro Grossi

edito da Feltrinelli Editore

€ 14,00

Tutto ha inizio con una casa nel bosco. Una casa apparentemente abbandonata. Al suo interno, polvere e muffa dappertutto, a eccezione di alcuni angoli lindi e scrupolosamente ordinati. E poi una maschera demoniaca di cartapesta, il disegno di un bambino che sembra appeso al frigo da qualche giorno soltanto, forniture ospedaliere. Al piano superiore, una maschera ancora più inquietante, ricavata da una tanichetta opaca. L’intera casa urla che qualcosa di sinistro accade fra quelle mura, ma cosa?
Il protagonista e sua moglie sono appena rientrati in Italia per Natale: vivono a New York, e da poco è nato il loro bambino. Sono immersi nell’atmosfera morbida di quei primi mesi e approfittano delle vacanze per rivedere i vecchi amici. È allora che, seduti al tavolo di un ristorante, Diego e Lidia raccontano loro della misteriosa casa. Lui in particolare li ascolta con attenzione: è uno scrittore in cerca di storie e viene subito attratto dalla possibilità di trovare materia per un romanzo.
Durante le vacanze il pensiero torna continuamente alla casa, perciò – quando è il momento di rientrare negli Stati Uniti – la moglie gli propone di restare, da solo, a fare qualche ricerca. Accettando, lui progetta di prendersi giusto un paio di settimane. Ma quel mistero è così inesplicabile, qualcosa lo attrae così visceralmente, che il tempo e le distanze – la distanza dalla sua famiglia, ma anche quella dal se stesso che credeva di conoscere – si spalancano. Gli appostamenti davanti alla casa diventano infatti – giorno dopo giorno, notte dopo notte – qualcos’altro, come se lo sguardo si spostasse dall’esterno al centro di sé.
Pietro Grossi, scrittore inquieto e penna precisa come un bisturi, vira verso l’horror, immergendoci in ombre popolate da paure striscianti, inesprimibili, per farci poi precipitare nell’abisso. Senza più alzare gli occhi dalla pagina.

Qualunque cosa sia accaduta in quel posto, non è normale.

 

Allora non mi rimane altro da fare che augurarvi una felice estate, ma soprattutto…

…BUONA LETTURA!!!!

 

 

CREATURE FANTASTICHE DI SICILIA Rosario Battiato Chiara Nott

creatureCi sono libri che ti scelgono, che ti chiamano, è il libro che cerca di attirare la tua attenzione, puoi ignorarlo, ma troverà il modo di raggiungerti comunque, a me è capitato tantissime volte e sono certa che capiti a chiunque ami profondamente i libri e quindi la lettura.

Riguardo a ciò, durante una delle mie visite in libreria, mentre mi trovavo alla cassa e stavo per pagare i miei acquisti, sul bancone scorgo un libretto: Creature fantastiche di Sicilia… è stato un attimo, d’impulso, senza neppure poterlo aprire dato che era incellofanato, decido di acquistarlo.

Ho letto tantissimo in merito a questo argomento, eppure sulle creature fantastiche tipiche di Sicilia non avevo molti dati.

Il libro in questione è stato scritto da Rosario Battiato (giornalista catanese) e illustrato dal raffinato tratto di Chiara Nott (illustratrice catanese): 168 pagine di pura suggestione, che si fanno leggere tutte d’un fiato.

Le creature descritte da Rosario Battiato popolano esclusivamente la notte siciliana, quindi sono creature notturne, dietro alle quali fanno da supporto narrativo spunti e citazioni di autori siciliani e non, tra cui ricordiamo Giuseppe Pitrè, Gesualdo Bufalino, Ugo Antonio Amico, Santo Calì, ed ancora Maria Savi Lopez, ecc…

La costruzione del progetto delle Creature muove da un approccio narrativo, basato sugli spunti forniti dagli autori popolari più o meno noti, e mira alla creazione di un mondo nuovo che, soltanto nelle fondamenta, si nutre delle vecchie storie siciliane.

E attraverso una suddivisione quadripartitica dell’opera vengono catalogate le varie creature suddivise  in anime, creature, diavoli e donne mostruose, a ognuna di esse fa capo la descrizione specifica della creatura di appartenenza. Ogni racconto è accompagnato da un’illustrazione di Chiara Nott,  la cui mente creativa, sostenuta da un tratto delicato e armonioso, traccia l’essenza dell’essere citato, trasformando la parola in immagine; le atmosfere fortemente gotiche e surreali che ne derivano riportano alla mente i racconti cinematografici di Tim Burton.

E sono proprio queste atmosfere ad attingere dalla superstizione isolana, ricordandomi alcune storie facenti parte della mia infanzia, come a esempio la marabbecca, la strega delle cisterne, riaffiora dai miei ricordi di bambina, quando in campagna dai miei nonni, per evitare che mi sporgersi dal pozzo, mi raccontavano della vecchia marabbecca, che aspettava solo questo per trascinarmi sul fondo.

Non c’è pozzo nero senza marabbecca e non c’è chiesa sconsacrata senza “missa scurdata”, perché la Sicilia occulta e nascosta può sempre dormire, ma non muore mai.

Sicilia non è solo storia, profumo di zagara, mare, pietra lavica e stupendi tramonti, Sicilia è anche un mondo enigmatico, occulto, intriso di credenze, che si manifesta solo all’occhio vigile che sa scrutare nella notte più buia, quando si popola di creature misteriose, ripescate dalla storia e dal folklore siciliano, dove la suggestione riporta in vita tutti quegli esseri, sepolti nella memoria popolare e come ci dimostrano Rosario Battiato e Chiara Nott, mai dimenticati.

Il libro contiene, in uno dei risvolti di copertina, la mappa della Sicilia disegnata da Chiara Nott con indicati i luoghi in cui sono segnalati gli avvistamenti delle creature fantastiche sull’isola.

C’è un’altra Sicilia che trasuda indifferenza e distacco. È la bella di notte: sotterranea, enigmatica, timida, scostante.

 

QUARTA DI COPERTINA

Creature fantastiche si Sicilia recupera dagli abissi della memoria popolare le creature, rigorosamente notturne, più strane e tipiche dell’isola con l’intento di far affiorare l’eco oscura e suggestiva di un tempo lontano ancora vivo nelle storie e nel folklore siciliano. Scopriremo così, sotto forma di brevi storie illustrate, la vita e le vicende di anime condannate, donne mostruose come la Bellina, folletti, diavoli di varia stirpe, fate, streghe, sirene e di altri abitanti della “Sicilia dell’eterna notte”.

Il libro è arricchito dalla prefazione di Nicola Lo Bianco e dalla postfazione di Daniele Barbieri.

Chi sono Rosario Battiato e Chiara Nott?

ROSARIO BATTIATO giornalista, scrive per il «Quotidiano di Sicilia» ed è direttore responsabile del magazine «Move in Sicily». Ha scritto per il «Corriere del Mezzogiorno» e altre testate regionali. Dopo aver completato gli studi accademici in Storia contemporanea, con una tesi su Philip K. Dick, ha alternato la passione per la letteratura di genere con l’analisi e lo studio del settore editoriale.
Ha curato una rubrica dedicata ai mostri nella letteratura e nel cinema dell’orrore per horror.it e suoi racconti sono apparsi sulla rivista «Parallaxis», sul blog di Daniele Barbieri (labottegadelbarbieri.org), e all’interno del volume di narrativa weird Strane visioni delle Edizioni Hypnos. Continua a fare il giornalista, ma sogna dischi volanti ricavati dai cerchioni e mostri con la coppola. Per il Palindromo ha pubblicato, con i disegni di Chiara Nott, Creature fantastiche di Sicilia.

 

CHIARA NOTT si diploma presso il vecchio Istituto d’arte di Catania e in seguito l’Accademia di Belle Arti; ha scritto una tesi sperimentale sulla Fototerapia, studiando i benefici della fotografia applicata alla psicologia clinica.
Nel corso degli anni ha partecipato a diversi workshop su reportage e camera oscura, il più significativo nel 2007 con Enzo Cei: La via dritta, frammenti visivi. Ha fatto parte della scena fotografica catanese che l’ha vista protagonista in diverse esposizioni, sia collettive che personali. Poi, in seguito a un incidente nel 2011, e dopo un periodo di riflessione, decide di tornare alle sue origini, al disegno.
Nel corso degli ultimi anni si è dedicata alla realizzazione di una raccolta di 110 illustrazioni che raccontano la sua Sicilia, e gli uomini che l’hanno animata, da diverse angolazioni. Il progetto delle Creature fantastiche di Sicilia è una naturale prosecuzione di questo percorso di ricerca che, accompagnato dai testi di Rosario Battiato, ha preso forma in un libro de il Palindromo.

 

DETTAGLI

Collana: Kalispéra
Data di pubblicazione: marzo 2018

Pagine: 168
Formato: 11,5 x 16,5 cm, brossura
ISBN: 978-88-98447-42-8
prezzo: 12,00 €

STORIA DELLE TERRE E DEI LUOGHI LEGGENDARI Umberto Eco

StoriaStoria delle terre e dei luoghi leggendari, uno dei tanti libri di Umberto Eco che ho avuto modo di leggere, un amore cominciato con il film e poi la lettura de Il nome della rosa, per passare a Il Pendolo di Foucault (letto due volte), L’isola del giorno prima e Il cimitero di Praga. Tutti i suoi libri posseggono un’impronta peculiare, là dove storia, filosofia, estetica e conoscenza si combinano, per dar vita a opere di magistrale bellezza e sconfinato sapere.

Eppure, quando ho cominciato Storia delle terre e dei luoghi leggendari un senso di incompiutezza aveva preso a serpeggiare nella mia mente, qualcosa infastidiva la lettura, sino a quando non ho capito che stavo completamente sbagliando il mio approccio al libro e vi spiego il perché.

Si tratta di un saggio di antropologia culturale che, rimanendo fedele al titolo, viene strutturato attraverso storia e fantasia, mito e leggenda, utilizzando un apparato iconografico posto in essere con l’ausilio di un gran numero di illustrazioni, estrapolate da dipinti e stampe, quadri e sculture, alcune volte riportando semplici dettagli, che mettono in particolare risalto l’argomento trattato. Il risultato è un libro, anche e non solo, esteticamente pregevole.

The Lady of Shalott 1888 by John William Waterhouse 1849-1917
John William Waterhouse – The Lady of Shalott (1888), London, Tate Gallery

Articolato in 15 capitoli, Storia delle terre e dei luoghi leggendari spazia dai più disparati argomenti, che vanno dalla terra piatta agli antipodi, le terre della Bibbia, quelle di Omero, le meraviglie d’Oriente, il paradiso terrestre con le Isole Fortunate ed Eldorado, il mito di Atlantide, Mu e Lemuria, l’ultima Thule, Iperborea, le migrazioni del Graal, Alamut, il paese della Cuccagna, le isole dell’Utopia, l’isola di Salomone e la Terra Australe e ancora l’interno della terra, il mito polare e Agarttha, l’invenzione di Rennes-le-Château, per concludere con la sezione che maggiormente ho preferito, quella dei luoghi romanzeschi e le loro verità, dove si fa cenno ai luoghi misteriosi della jungla nera di Emilio Salgari, dell’Isola del Tesoro di Stevenson e ancora Baker Street, dove abitò Sherlock Holmes e così via.

L’intero apparato iconografico e antologico è di vaste proporzioni, molto simile a un volume enciclopedico, ma redatto con uno stile divulgativo legato all’immenso patrimonio culturale di ordine storico, filosofico e artistico di Umberto Eco.

A conclusione troviamo l’indice degli autori, indice degli artisti, illustrazioni senza indicazioni d’autore, i fotogrammi cinematografici, riferimenti bibliografici delle traduzioni utilizzate, opere di autore anonimo, bibliografia generale e i crediti fotografici, per un’opera enorme. Tale enormità è maggiormente amplificata dalla presenza, in quasi tutti i capitoli, di brani antologici che permettono richiami e approfondimenti vari.

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Le fasi di applicazione della polvere di simpatia, da Kenelm Digby, Theatrum Sympatheticum, Nürnberg (1660)

L’errore, tuttavia, in cui ci si può imbattere e nel quale sono incorsa anch’io, è che trattandosi di un testo paratattico crea nel lettore un senso di attesa, durante il quale ci si aspetterebbe dal suo autore chissà quali rivelazioni, ma non vi è chiave di lettura peggiore; infatti le argomentazioni vengono affrontate con grande razionalità e pertinenza, senza mai spogliare il libro di quella che è la sua reale funzione: approfondire la conoscenza dei miti e delle leggende, semplicemente per ciò che sono.

Non troverete affermazioni a sostegno del vero, il lettore dovrà affrontare la lettura con la consapevolezza che Umberto Eco non vuol trasformare la leggenda in verità ma, scavando nell’immaginario collettivo, racconta la memoria culturale e storica tramandata di generazione in generazione.

Quindi se desiderate compiere un viaggio nell’immaginazione letteraria, attraversando luoghi e terre leggendarie e avvalendovi di illustrazioni, con citazioni accurate e minuziose, e indicazioni che rimandano a terre sconosciute, allora Storia delle terre e luoghi leggendari fa al caso vostro.

D’altronde, fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza (Dante – Inferno, canto XXVI).

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Dante Gabriel Rossetti – Maria Maddalena (1887) Wilmington, Delaware Art Museum

 

QUARTA DI COPERTINA

La nostra immaginazione è popolata da terre e luoghi mai esistiti, dalla capanna dei sette nani alle isole visitate da Gulliver, dal tempio dei Thugs di Salgari all’appartamento di Sherlock Holmes. Ma in genere si sa che questi luoghi sono nati solo dalla fantasia di un narratore o di un poeta. Al contrario, e sin dai tempi più antichi, l’umanità ha fantasticato su luoghi ritenuti reali, come Atlantide, Mu, Lemuria, le terre della regina di Saba, il regno del Prete Gianni, le Isole Fortunate, l’Eldorado, l’Ultima Thule, Iperborea e il paese delle Esperidi, il luogo dove si conserva il santo Graal, la rocca degli assassini del Veglio della Montagna, il paese di Cuccagna, le isole dell’utopia, l’isola di Salomone e la terra australe, l’interno di una terra cava e il misterioso regno sotterraneo di Agarttha. Alcuni di questi luoghi hanno soltanto animato affascinanti leggende e ispirato alcune delle splendide rappresentazioni visive che appaiono in questo volume, altri hanno ossessionato la fantasia alterata di cacciatori di misteri, altri ancora hanno stimolato viaggi ed esplorazioni così che, inseguendo una illusione, viaggiatori di ogni paese hanno scoperto altre terre.

 

Chi è Umberto Eco?

Critico, saggista, scrittore e semiologo di fama internazionale. A ventidue anni si è laureato all’Università di Torino con una tesi sul pensiero estetico di Tommaso d’Aquino.
Dopo aver lavorato dal 1954 al 1959 come editore dei programmi culturali della Rai, negli anni Sessanta ha insegnato prima presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Milano, poi presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze. Infine presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Inoltre, ha fatto parte del Gruppo 63, rivelandosi un teorico acuto e brillante.
Dal 1959 al 1975 ha lavorato presso la casa editrice Bompiani, come senior editor. Nel 1975 viene nominato professore di Semiotica all’Università di Bologna, dove impianta una vivace e agguerrita scuola. Negli anni 1976-’77 e 1980-’83 ha diretto l’Istituto di Discipline della Comunicazione e dello Spettacolo, presso l’Università di Bologna.
I suoi saggi spaziano dall’estetica medievale (Il problema dell’estetica in Tommaso d’Aquino, 1956; Arte e bellezza nell’estetica medievale, 1987), alla semiotica (Trattato di semiotica generale, 1975; Semiotica e filosofia del linguaggio, 1983; La ricerca della lingua perfetta, 1993), soffermandosi sui codici della comunicazione artistica (Opera aperta, 1962; Apocalittici e integrati, 1964). Noto per le brillanti inchieste sulla cultura di consumo (Diario minimo, 1963; Il superuomo di massa, 1976; Sette anni di desiderio, 1983; Il secondo diario minimo, 1992), ha ottenuto un successo mondiale con il romanzo Il nome della rosa (Bompiani, 1980, premio Strega), thriller gotico d’ambientazione medievale e conventuale che sviluppa, con lucido razionalismo, la fitta trama di un dibattito ideologico. Più elaborati, nel linguaggio e nella tecnica compositiva, i romanzi successivi (Il pendolo di Foucault, 1988; L’isola del giorno prima, 1994; Baudolino, 2000; La misteriosa fiamma della regina Loana, 2004: tutti Bompiani). Critico verso le concezioni ontologiche dell’interpretazione, ha posto l’accento sulla relazione autore-lettore in diversi scritti: La struttura assente (1968), Lector in fabula (1979), I limiti dell’interpretazione (1990), Sei passeggiate nei boschi narrativi (1994, ciclo di conferenze tenuto alla Harvard University nel 1993), Tra menzogna e ironia (1998), Sulla letteratura (2002). Si ricordano inoltre: La definizione dell’arte (1968), Le forme del contenuto (1971), Sugli specchi e altri saggi (1985), Kant e l’ornitorinco (1997), Storia della bellezza (2004), A passo di gambero (2006) e la felice traduzione dei funambolici Esercizi di stile (1983) di R.Queneau.
Tra i suoi ultimi libri: il romanzo Il cimitero di Praga (2010), la raccolta di saggi Costruire il nemico (2011), Storia delle terre e dei luoghi leggendari (2013), Numero Zero (2015), Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida (2016).
Umberto Eco è stato uno dei favoriti per l’assegnazione del premio Nobel per la Letteraura (dall’Enciclopedia della Letteratura – Garzanti).

 

DETTAGLI

Editore: Bompiani

Collana: Vintage

Anno edizione: 2013

Pagine: 478

Formato: illustrato, rilegato

ISBN: 9788845277580

 

 

LA LIBRERIA Penelope Fitzgerald

la libreria“Sta parlando di cultura?” disse il direttore, con una voce a mezza strada fra la pietà e il rispetto.

“La cultura è per i dilettanti. Non posso gestire il mio esercizio in perdita. Shakespeare era un professionista!”.

Quest’anno alla Berlinale, il Festival internazionale del cinema di Berlino, è stato presentato il film di Isabel Coixet The bookshop, che ha riscosso grande successo, così ho deciso di prenotare (perché non era disponibile) il libro da cui è stato tratto il film: La Libreria, edito da Sellerio.

Il romanzo è di Penelope Fitzgerald, classe 1916, una scrittrice pluripremiata che ha cominciato la sua attività di scrittrice all’età di sessant’anni e il libro non è altro che il risultato dell’esperienza professionale svolta dall’autrice in una libreria, nella sperduta cittadina dell’East Anglia, che include le contee di Norfolk e Suffolk, nell’Inghilterra Orientale, spesso citate nel corso della narrazione.

L’intera vicenda si conclude nell’arco di un anno: il primo capitolo si apre nel 1959 e si consuma in 180 pagine, per trovare la sua fine nel 1960.

La protagonista del romanzo, Florance Green, è una donna di mezz’età, dal forte temperamento, la quale alla morte del marito, avendo da parte dei risparmi e un’esperienza lavorativa acquisita da Müller’s, decide di aprire una libreria a Hardborough, una piccola cittadina in cui vive da quasi dieci anni, descritta come un luogo ventoso, circondato da paludi, dove la vita è stagnante.

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La locandina del film The Bookshop di Isabel Coixet

Il cielo si rischiarò da un orizzonte all’altro, e l’alta nube bianca si riflesse su un miglio dopo l’altro di lucida acqua stagnante, così che le paludi sembrarono sostare fra nuvola e nuvola.

La sede scelta da Florance Green per la sua libreria è la Old House, uno dei più vecchi edifici di Hardborough, ricco di storia, ma che tuttavia versa in pessime condizioni e con presenze soprannaturali che rendono la vita complicata.

Nella stanza sul retro Florance non aveva mai sentito né visto alcun segno di malignità. Ci sono patti non formulati anche con il metafisico, e il picchio li aveva infranti.

Malgrado varie opposizioni, la protagonista ottiene un prestito che le assicura la prestigiosa sede, utilizzata anche come abitazione, riuscendo a riempirla di tutti quei libri che man mano le vengono recapitati. Tutto questo movimento scuote e lede le regolari abitudini di Hardborough, suscitando nei cittadini curiosità, ma anche qualche fastidio.

Aiutata da una ragazzina, Christine Gipping, che si rivela una preziosa assistente e sostenuta moralmente dal signor Brundish, un residente anziano e autorevole, tutto sembra andare per il meglio e la libreria prospera grazie anche alla vendita di un libro alquanto scandaloso scritto da Nabokov, che va a ruba.

Eppure, non tutto è come sembra e Florance sarà costretta a prendere decisioni, che la condurranno molto lontano dalle sue aspettative.

Il libro è scritto con eleganza, delicatezza e senso dell’ironia, sembra quasi un acquerello impressionistico, notevole pur nella sua semplicità, ma non è un libro a lieto fine, questo in fondo è un destino che appartiene solo alle fiabe e questa non è una fiaba. Infatti l’autrice sembra accettare l’evolversi negativo degli eventi, non facendoli vivere come tali alla sua protagonista, i cui risvolti divengono la normale conseguenza di una mancata accettazione.

A Flintmarket prese il 10.46 per Liverpool Street. Mentre il treno usciva dalla stazione se ne stette col capo chino per la vergogna, perché la città dove era vissuta per quasi dieci anni non aveva voluto una libreria.

I personaggi sono tutti ben delineati, ognuno con proprie precipue peculiarità caratteriali, descritti attraverso uno stile semplice, che spesso rasenta l’ironia.

L’amore di Florance per i libri è sottinteso, mai chiaramente esplicitato e traspare solo attraverso le intenzioni della protagonista, determinata a portare avanti la propria attività a qualunque costo, anche sistemando i libri in un ambiente poco adatto e malsano, come la Old House.

Il lettore si lascia coinvolgere facilmente dalla vicenda, rimanendo inerme di fronte all’ineluttabilità del fallimento, che lascia un profondo senso di incompiutezza, dato dall’assurdità delle situazioni, perché il trionfo dell’ingiustizia, con tutto il suo retrogusto amaro, metteranno fine al racconto, volendo spingere a superare per dimenticare.

Chiuse gli occhi, in breve, fingendo per un po’ che gli esseri umani non si dividono in sterminatori e sterminati, con i primi che predominano, in qualunque momento.

 

Clicca qui per leggere l’intervista di Salvatore Trapani a ISABEL COIXET, regista del film The Bookshop (“La libreria“) tratto dall’omonima novella di Penelope Fitzgerald.

 

QUARTA DI COPERTINA

Florence Green è piccola di statura, asciutta, di aspetto «alquanto insignificante davanti e totalmente dietro»; è vedova, sola, e non più giovane. Vive in una piatta cittadina ventosa, circondata da paludi, affacciata su di un mare ostile, dove la vita è stagnante, e i fermenti del risveglio culturale dell’Inghilterra, che esploderanno di lì a poco – corre l’anno 1959 – sembrano ancora impensabili. Non ancora rassegnata a farsi da parte, Florence vuole mettere a frutto qualche suo risparmio e un’esperienza di impiegata nell’industria editoriale aprendo una piccola libreria, ma scopre a sue spese quanto la gente possa mostrarsi ostile verso qualsiasi cosa scuota il suo trantran – e questo malgrado l’inopinato, momentaneo successo di un romanzo piovutole dal cielo e intitolato Lolita. Anche Penelope Fitzgerald, come la sua protagonista di questo libro che la rivelò a sessantadue anni nel 1978 (prima aveva scritto soprattutto una vita del pittore Edward Burne-Jones, e una detective story per intrattenere il marito malato) e che fu subito segnalato al Booker Prize, aveva lavorato in una libreria a Southwold, cittadina sulla sabbiosa costa dell’East Anglia, altrettanto irraggiungibile con i mezzi pubblici dell’immaginaria Hardborough qui descritta; anche lei aveva abitato in una casa vicina al porto che restava allagata durante l’alta marea; e anche nella sua bottega si manifestavano forze soprannaturali, con smartellamenti e abbassamento della temperatura. Ma nella storia che i ricordi le dettarono, rivelandole il suo asciutto genio di scrittrice, gli elementi si fondono e lievitano, e l’avventura di Florence, dimentica di come gli uomini «si dividano in sterminatori e sterminati, con i primi che predominano, in qualunque momento», diventa, in un contesto di malinconica, irresistibile ironia, una parabola in cui si riconosce chiunque si batta, magari pateticamente, per la civiltà.

Chi è Penelope Fitzgerald

Penelope Fitzgerald (1916-2000) è nata a Lincoln nel 1916. Laureatasi a Oxford nel 1939, sposatasi con Desmond Fitzgeral nel 1941, ebbe varie esperienze di lavoro e di vita, fra l’altro il giornalismo e la storia dell’arte. Iniziò a scrivere opere narrative all’età di sessant’anni. Quasi tutti i suoi romanzi hanno vinto premi prestigiosi fra cui il Booker Prize. Con questa casa editrice ha pubblicato Il fiore azzurro (1998), La libreria (1999), L’inizio della primavera (1999), Il cancello degli angeli (2001), Il Fanciullo d’oro (2002), Voci umane (2003), La casa sull’acqua (2003), Innocenza (2004) e Strategie di fuga (2008).

DETTAGLI

Titolo: La Libreria

Autore: Penelope Fitzgerald

Editore: Sellerio editore Palermo

Collana: La memoria n. 426

Data di pubblicazione: marzo 1999

EAN: 9788838914737

Pagine: 180

Prezzo: € 9,00

Traduzione: Masolino d’Amico